Serve una grande Destra modernizzatrice, inclusiva e dialogante

Chi ha idee e produce azione si faccia avanti: promuoviamo da queste pagine momenti di incontro, discussioni, riflessioni per imparare ad ascoltarci con l’intento di costruire una grande comunità di intelligenze per dare alla politica cultura e socialità. Una opportunità per porsi alla guida del cambiamento e non subire il vuoto cosmico offerto dall’attuale sistema. Sono stanco di vedere dopo ogni tornata elettorale i soliti accorati appelli sull’ unità del centrodestra e sulla necessità di ricompattare ciò che rimane della Destra. Un argomentare che non ci appassiona più fino a quando non avremo la capacità di avviare una seria fase costituente per una Destra plurale in grado di riorganizzare quelle forze che da sole hanno dimostrato di non andare da nessuna parte.

Dopo i risultati di Roma

Dopo i risultati di Roma però alcune cose sono più chiare e documentabili . Il risultato di Giorgia Meloni dimostra che è attualmente l’unico leader della nuova Destra che si è conquistato un rappresentatività a suon di consenso e di scelte coraggiose. Ogni altra opzione si è dimostrata assolutamente velleitaria e in grado di determinare alcunché, se non dispendio di tempo ed energie, per chi non ha capito che il tempo dei “colonnelli” e degli “intruppati” è tramontato. Fratelli d’Italia rimane l’unico movimento consolidato nello scenario della destra politica. Una realtà che comincia a crescere nel territorio pur tra mille difficoltà, e non è possibile pensare ad altre invenzioni se non ad un suo allargamento o cambio di passo verso qualcos’altro tutto da costruire senza veti ed aut aut. È  il momento di un salto di qualità per offrire un progetto capace di coinvolgere blocchi sociali che ancora ci stanno a guardare: dai ceti produttivi alle partite Iva, dal terzo settore all’associazionismo in difesa dei diritti, dai giovani in cerca di un ruolo sociale alle donne con idee e coraggio. Dobbiamo alimentare il confronto sulla necessità di ricostruire quella Destra politica e sociale che va rigenerata scommettendo sulle potenzialità di quanti in quest’area sono capaci di porsi interrogativi senza certezze dogmatiche, senza pregiudizi, con l’ansia di costruire analisi serie e confronto vero.

L’insegnamento di Tatarella

Cosa manca sull’attuale scenario politico ed elettorale se non una Destra Nazionale e Sociale radicata e per questo spendibile e credibile? Cominciamo a lavorare per ciò che manca di più che per una sigla elettorale o un simbolo che diventa valore aggiunto solo se c’è sostanza. Basta col riproporre gli errori del passato in una riedizione in sedicesimo di Alleanza Nazionale. Un partito che si è liquefatto proprio perché gli organi centrali erano diventati una farsa al servizio di un uomo solo. Serve una forza politica autenticamente movimentista. Una federazione di anime diverse che sappiano confrontarsi e creare sintesi. I leader passano, i movimenti restano se hanno idee che aggregano e vengano costruiti con percorsi politici fatti di formazione sociale e politica. Il futuro centrodestra ha bisogno di una Destra vera che rifiuti per sempre concezioni padronali che hanno portato la coalizione ad essere svenduta per interessi personali e di bottega. Tatarella ci ha insegnato che occorre passare dalla testimonianza della storia alla produzione di nuova storia. Aveva capito che per la Destra uscita dal “purgatorio” della prima Repubblica era venuto il tempo di colmare i fossati dell’ideologia, delle memorie della guerra civile, delle identità politiche irrigidite. Gli stessi fossati che avevano isolato la Destra dal resto della comunità politica italiana. Dobbiamo agitare idee ed intelligenze con una nuova strategia mediatica che valorizzi ogni buona iniziativa privilegiando ciò che veramente unisce nell’azione sociale. In definitiva una Destra che non si ritrovi solo per commemorare e commiserarsi.