Roma rimane seduta. Ora che il cambio c’è stato, la novità dov’è?

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Roma rimane seduta. E muta. Forse perché non ha più scuse. Perché adesso il cambio c’è stato. E così, resta inerte. Non delusa. Perché di delusione non può più provarne. Ma disillusa. Sopportata la sinistra per vent’anni e la destra per cinque, Roma s’affida ai pentastellati senza pensarci. Che non sono sinistra e neppure destra. E che forse neppure loro sanno cosa sono. Ma che adesso, però, sono: sono al governo della Capitale d’Italia. Entrano nell’aula Giulio Cesare con una falange di “cittadini” che, per legge e regolamento, muteranno subito in “onorevoli”. E che, tra un salamelecco e un ammicco degli uscieri, si confronteranno con la più grossa e contorta macchina burocratico-amministrativa della Nazione. Ecco perché Roma rimane seduta. Perché i seguaci di Grillo, politico vero che della comicità ha fatto il suo mestiere, stavolta hanno stravinto. E perciò scuse non ne hanno. Devono fare. E siccome solo chi fa sbaglia, è certo che presto avranno modo di capire di che lacrime, se non sangue, gronda l’esercizio di governo. Mentre Roma rimane seduta. Archiviato il comico mancato Ignazio Marino improvvisatosi politico, la Capitale s’è svegliata grillina come – a ritroso nel tempo – si svegliò comunista, democrista, fascista, monarchica, papalina e repubblicana. Perché Roma è così. Perché  essendo Eterna sa bene che il tutto passa. Tutto tranne lei. E perciò, rimanendo seduta,  ora s’appresta a ingurgitare le mirabolanti novità che l’era a cinque stelle porterà con sé. Non è ancora chiaro se l’avvento della Raggi porterà festa tutti i giorni, né se i problemi decennali della Città saranno sanati o rabberciati oppure solo circoscritti. Quel che è chiarissimo è che non essendoci spazio per la speranza, manca l’attesa. E non essendoci un’idea nuova che sia una, manca il fermento. Per questo il Tevere scorre come prima. E Roma rimane seduta.