«La riforma riduce i costi? La Boschi oltrepassa la soglia del ridicolo»

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«La ministra Boschi dà i numeri in aula alla Camera, non ha paura del ridicolo. La smentiamo con analisi vere e serie. Cara dottoressa Boschi prima di parlare in Parlamento sarebbe il caso di studiare. Magari torni preparata alla prossima sessione. Non è vero che la riforma costituzionale riduce i costi della politica». Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. «Prendiamo il nuovo Senato (che non viene abolito, ma che assume semplicemente una nuova configurazione a 100 senatori scelti dai Consigli regionali). Su un bilancio attuale di 540 milioni di euro, risparmieremo più o meno l’8,8 per cento, ovvero soli 48 milioni di euro. Per effetto della riforma costituzionale, semmai dovesse entrare in vigore, i futuri 100 senatori saranno di fatto consiglieri regionali pagati dai rispettivi enti di provenienza».

I conti sulla riforma sono chiari, checché ne dica la Boschi

I  numeri sono una condanna per la Boschi. «Palazzo Madama – aggiunge Brunetta – non dovrà quindi più versare le attuali indennità parlamentari che oggi pesano sul bilancio del Senato per una cifra lorda di 42 milioni 135mila euro. Sottraendo i circa 14 milioni che rientrano nelle casse dello Stato sottoforma di Irpef il risparmio netto ammonterà a circa 28 milioni di euro. Poi – prosegue – ci sono altri 37 milioni 266mila euro che Palazzo Madama attualmente sborsa per le spese sostenute dai senatori per lo svolgimento del mandato. Dalla diaria (13 milioni 600mila euro) a una lunga serie di rimborsi: per le spese generali (6 milioni 400mila), per la dotazione di strumenti informatici (600mila), per l’esercizio del mandato (16 milioni 150mila) e per ragioni di servizio (516mila). Con la riduzione da 315 a 100 del numero dei senatori, il risparmio si assesterà intorno ai due terzi del totale perché è ovvio che, anche ai nuovi senatori, uno straccio di supporto per lo svolgimento del proprio mandato bisognerà darlo. In pratica si risparmieranno circa 25 milioni, ma anche in questo caso lordi. Inoltre, per gli unici componenti non eletti dai consiglieri regionali, ossia i senatori a vita, manterranno l’attuale status giuridico e il relativo trattamento economico».