Renzi s’incolla alla poltrona: se il Pd perde ai ballottaggi non me ne vado

FacebookPrintCondividi

Non se ne vuole andare e mette già le mani avanti. Se il Pd perderà il ballottaggio a Roma e Milano cadrà il governo? «Assolutamente no, abbiamo già detto che l’esito della permanenza al governo è legata al referendum costituzionale». Parlando del risultato delle amministrative a Otto e mezzo Matteo Renzi esorcizza la paura di perdere ai ballottaggi nascondendosi dietro una falsa sicurezza:«Il Pd è nettamente il primo partito in Italia, senza alcuna ombra di discussione». Poi il mea culpa sul risultato di Napoli: «Abbiamo fallito, è andata male ma nel napoletano abbiamo vinto in 7 comuni su 8. Non torna dare una lettura omogenea sui dati, gli italiani sono più intelligenti dei politici e commentatori». E minimizza sul risultato dei grillini: «Non condivido la lettura della vittoria di M5s». Quanto al suo impegno sui ballottaggi puntualizza: «Non lo farò quest’anno e neanche l’anno prossimo. Non lo facciamo, nei ballottaggi il segretario non va. Come Pd faremo campagna elettorale per i ballottaggi». Poi, alza la posta per la corsa al Campidoglio: «Se il Pd perde a Roma ho l’impressione che saltino le Olimpiadi 2024». Duro con la sinistra del Pd: «La sinistra radicale di Fassina e Airaudo non è pervenuta in queste elezioni».

Renzi e il Pd

Fa anche un’analisi edulcorata del suo partito: «Rispetto molto chi da molti anni e molta coerenza dice che va tutto male nel Pd. Penso non sia vero, ci sono molte partite da gestire come l’organizzazione del territorio nel Mezzogiorno. Ma il partito ha fatto tante cose e qualcuno dà l’impressione di vergognarsene». E ancora: «Il Pd è primo partito europeo. Ha cose che non funzionano? Può darsi, abbiamo un problema di classe dirigente che in alcuni territori passa il tempo a farsi le scarpe l’uno l’altro. Il responsabile sono io e sono consapevole che bisogna cambiar qualcosa». E sull’Italicum: «Per quello che mi riguarda non si tocca. Berlusconi e Prodi hanno sempre lamentato la mancanza di compattezza delle coalizioni. Se passa questa riforma c’è un meccanismo organico di Paese in cui chi vince governa per cinque anni». E infine: «Se oggi ci fosse il ballottaggio con l’Italicum al voto andrebbero il Pd e Fi, non Salvini nè M5s».