Il piano di Renzi: per il referendum serve più tempo. Nel Pd tutti contro tutti

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Referendum sulla Costituzione a ottobre? Troppo presto. Matteo Renzi ci ripensa e punta ora a posticipare la data di quello che lui stesso ha indicato come un verdetto sul suo operato, un Sì o un No sul suo governo e sulla sua persona. Come rivela un retroscena su La Stampa, Renzi si sarebbe fatto due conti: se si votasse davvero ai primi di ottobre – la data indicativa era il 2 del mese – i tempi per la campagna referendaria sarebbero risicatissimi. Di qui l’idea di far slittare la consultazione al 23 o al 30 ottobre per dare un po’ più di respiro alle ragioni del Sì. Ma per Renzi non c’è solo la grana del referendum. “Nel Cdm di lunedì – scrive La Stampa – Alfano ha fatto un discorso chiaro: il Nuovo centrodestra appoggerà lealmente il governo fino al referendum di autunno, ma a quel punto finirà la natura istituzionale del governo e dunque si porrà il problema della permanenza del partito nell’esecutivo, nel caso in cui Renzi non intenda rivedere l’Italicum, consentendo la possibilità ai partiti di coalizzarsi”.

Sarà un’estate problematica quella che Renzi si accinge dunque ad affrontare, sempre che riesca a cavarsela nella direzione del Pd che venerdì dovrà stilare il bilancio amaro della sconfitta alle amministrative. Non dovrà infatti solo fronteggiare le critiche dei soliti Bersani e Cuperlo. Ma soprattutto dovrà tenere sotto osservazione, nelle prossime settimane, le mosse del governatore della Toscana Enrico Rossi, il quale mira alla segreteria del partito con un programma ben preciso: riportare i democratici a sinistra. Ma se a livello nazionale il Pd è in fibrillazione, il caso Roma non può restare senza soluzione immediata, soprattutto dopo le parole di Marianna Madia che, intervistata da Repubblica, sottolinea che a Roma il Pd è stato “rottamato” dagli elettori e che il commissario Matteo Orfini dovrebbe, con umiltà, trarne le conseguenze.