In pensione prima, ma pagando per 20 anni. Gasparri: rapina di Stato

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Vuoi andare in pensione anticipatamente? Paga. L’ultima trovata di Renzi punta a scaricare i costi della flessibilità su chi vuole andare in pensione anticipatamente. All’incontro tra Palazzo Chigi e i sindacati il governo è uscito allo scoperto: dal prossimo anno sarà possibile uscire dal lavoro, anche tre anni prima dell’età di vecchiaia, con l’anticipo pensionistico (Ape) da restituire in vent’anni. Ma per chi lascia l’impiego volontariamente la rata di prestito potrebbe arrivare fino al 15% dell’assegno per quei vent’anni. Il meccanismo di anticipo pensionistico sarà sperimentale per tre anni e riguarderà l’anno prossimo i nati tra il 1951 e il 1953 (si estenderà nel 2018 ai nati nel 1954 e nel 2019 ai nati nel 1955). In pratica chi è distante meno di tre anni dall’accesso alla pensione potrà chiedere all’Inps di certificare il requisito e di accedere allo strumento. Il montante pensionistico sarà quello raggiunto al momento della richiesta dell’anticipo mentre il coefficiente di trasformazione sarà quello del momento nel quale si raggiunge l’età di vecchiaia. L’istituto di previdenza si interfaccerà con istituti finanziari che anticiperanno il capitale. Il prestito sarà “senza garanzie reali” e in caso di premorienza non ci si rivarrà sugli eredi. Sarà pagato con una rata sulla pensione, ma si ragiona anche su una detrazione fiscale in modo da ridurre i costi di questo meccanismo, in particolare per “i soggetti più deboli e meritevoli di tutela”. I tempi per la restituzione del prestito dovrebbero essere di 20 anni, quindi nel caso di uscita a 64 anni si pagheranno rate fino a 84.

Pensione anticipata, Gasparri: è l’ennesima truffa

Una soluzione iniqua che penalizzerebbe ulteriormente i pensionati e favorirebbe la banche. «Siamo a una nuova rapina di Stato targata Renzi – ha osservato il senatore azzurro Maurizio Gasparri – che si prepara a derubare la fascia più anziana della popolazione. Vuoi andare in pensione anticipata? Allora paga. Il governo Renzi ne ha pensata un’altra per fregare i cittadini». Il “prestito” pensionistico, ha osservato, «sa di truffa. I lavoratori che hanno necessità di uscire dal mondo del lavoro e non possono aspettare i limiti imposti dalla legge Fornero devono subire un furto del 15 per cento della loro pensione. E magari rifonderci anche gli interessi. In altre parole, bisogna pagare per avere i soldi che in teoria spettano di diritto. Se non è usura questa, poco ci manca. Lavoratori attenti. Dietro il miraggio della flessibilità in uscita c’è un diavolo con la faccia di Renzi che ruba soldi ai cittadini».