Padovana litiga con la vicina di casa marocchina: a processo per razzismo

Insulta un’immigrata e viene immediatamente indagata per crimini contro l’umanità. Un episodio che, al di là della sentenza che verrà e dei risvolti civili e processuali della questione, ha dei contorni al limite del paradossale, a cui il web – e i media in genere – stanno dedicando spazio e attenzione. Il fatto è accaduto a Padova, dove una banale lite per problemi di vicinato è stata via via trasformata in un caso penale dai contorni sociologici. Al di là delle considerazioni che ognuno di noi potrà fare in merito all’accaduto, su quali siano le motivazioni, i contenuti, e le conseguenze di un simile accadimento, il dato che emerge netto e inequivocabile è quello che rimanda, ancora una volta, a una difficile convivenza tra chi arriva, e chi è costretto all’accoglienza coatta.

Padovana alla sbarra: è indagata per aver insultato un’immigrata

Così, se da una parte è vero che le liti di cortile tra condomini sono quanto di più ricorrente sulle pagine della nostra cronaca – specie quando hanno conseguenze tragiche – dall’altro va considerato che l’occasione di rilanciare l’ultimo anello di una drammatica catena di eventi penali di matrice condominiale diventa assai ghiotta, agli occhi dei media come a quelli dell’opinione pubblica, se i contendenti in campo sono un’immigrata marocchina e una padovana doc; e, a maggior ragione, se la parte lesa è l’ospite straniero e quella che offende una donna locale e recalcitrante. I motivi del contendere, invece, sono addirittura trascurabili: la miccia che avrebbe portato all’incandescenza verbale, riferiscono i quotidiani locali, si è accesa per futili motivi, tipici delle liti di vicinato. Una banale discussione poi degenerata, che ha portato la donna italiana alla sbarra, indagata per il reato di apologia dei crimini contro l’umanità, minacce e percosse con l’aggravante della legge Mancino.

La lite scaturita da banali motivi di vicinato

Stando a verbali e atti, dunque, la cinquantanovenne signora padovana avrebbe insultato in maniera violenta l’immigrata e suo figlio, tanto che per questo oggi il pm euganeo, Sergio Dini, chiuse le indagini, vuole addirittura portare l’indagata a processo. La relazione fatta dai carabinieri intervenuti a caldo è precisa, testimoni loro stessi, in parte, di ciò che è avvenuto il 22 aprile scorso, quando sono stati chiamati dal marito della vittima, una immigrata marocchina, a sua detta aggredita dalla vicina di casa. Secondo quanto trapelato la donna straniera sarebbe stata oggetto di offese e percosse, anche di stampo razzista, che non si sarebbero placate nemmeno alla presenza delle forze dell’ordine, rispetto alle quali la cinquantanovenne padovana non si sarebbe limitata nel continuare ad infierire contro la vicina, presa a emblema di tutti gli immigrati presenti in Italia. E allora, non contenta di quanto riversato addosso alla marocchina, la padovana avrebbe addirittura pronunciato frasi piuttosto violente, facendo tra l’altro riferimento a Hitler, e invocando la morte degli immigrati. Un epiosodio, quest’ultimo, che a al di là del merito giurdico, e al netto del giudizio morale che ognuno potrà decretare sulla vicenda, testimonia comunque, e non può non tenerne conto, quanto – ad oggi – siamo ancora lontani dal raggiungere il traguardo di una effettiva convivenza.