Morandi si converte all’antipolitica: «Quante promesse prima del voto»

«Per vincere i ballottaggi sono disposti a tutto, quante balle e quante promesse che non potranno mai essere mantenute!». Parole e “musica” di Gianni Morandi che interviene sulle sfide amministrative  in corso nelle principali città italiane con un post sul suo profilo Facebook  a commento delle dichiarazioni dei candidati sindaco. L’ex “ragazzo di Monghidoro” ha colto fior da fiore da tutti gli impegni elettorali ricavandone spunti che forse non sono neanche polemici ma che di certo raccolgono e interpretano lo stupore della gente – e i tanti “mi piace” cliccati sotto il post stanno lì a confermarlo – rispetto ad una propaganda che in più di un caso è solo una gara a chi la spara più grossa.

Morandi ha scritto un post su Fb

Non è certo una novità se già un secolo e mezzo fa uno statista della statura di Bismarck diceva che «non si dicono mai tante bugie come prima delle elezioni, durante una guerra e dopo una battuta di caccia». A quell’epoca, tuttavia, non il suffragio universale era ancora un miraggio né esistevano i grandi mezzi di comunicazione di massa. I candidati parlavano solo attraverso comizi, tutt’altro che oceanici per altro. Oggi, al contrario, le tecnologie permettono a chiunque di parlare al mondo con il minimo sforzo. E, soprattutto, di ripetere un’infinità di volta le stesse cose: in tv, alla radio, su Fb, su Twitter, con un video autoprodotto e via elencando.

«Promettono tutto. E poi…?»

E forse anche questo spiega perché Morandi ha sentito il bisogno di riportare un po’ tutti con i piedi per terra e a stare attenti a non fare promesse che non potranno essere onorate all’indomani dell’elezione. Il cantante le ha elencate: «Città più pulite, più sicurezza, via l’Irpef, più asili nido, più lavoro, via le buche sulle strade, bus gratis, più ciclabili, meno corruzione, risarcimento agli anziani borseggiati, nuovi marciapiedi, periferie riqualificate, nuove telecamere, meno tasse… e chi più ne ha più ne metta!». Certo, Morandi si è affidato all’ironia. Ma è pur sempre quello che in un’indimenticata canzone metteva la «fede» come primo «comandamento» dell’amore. E ammoniva: «Non tradirla mai». Non era un avvertimento alla politica, ma oggi sembra quasi profetico.