Orlando, la moglie del killer conosceva il piano. E cercò di dissuaderlo

Nora Salman, la seconda moglie del killer di Orlando, era a conoscenza del piano del marito di attaccare il gay club Pulse. Lo rende noto la Fox citando fonti dell’Fbi, secondo cui la donna potrebbe essere incriminata. La donna, come rivela un responsabile delle indagini sulla strage citato dal Washington Post, tentò di dissuadere il marito dal compiere l’attacco al Pulse club sabato scorso. La coppia “sorvegliò il locale tra il 5 e il 9 giugno”, pochi giorni prima del massacro. Secondo Fox e Cnn, la donna accompagnò il marito anche a comprare il fucile semiautomatico AR-15 con il quale l’uomo ha compiuto la strage.

Killer di Orlando, le testimonianze

Continuano ad affiorare testimonianze sulla doppia vita di Omar Mateen: sposato e padre di un bimbo ma forse anche gay. Jim Van Horn, 71 anni, ha riferito all’Ap di aver visto il giovane diverse volte al bar del Pulse. «Era omosessuale e cercava di rimorchiare uomini», ha sostenuto. Alcuni psicologi hanno ipotizzato che Mateen avesse un conflitto sessuale che questa situazione potrebbe aver contribuito a scatenarlo contro i gay.

La richiesta di amicizia su Fb negata

Secondo il Nyt, Mateen chiese amicizia su Facebook al proprietario del M Hotel e del Revere, due nightclub gay a Orlando, qualche giorno prima della strage al Pulse. L’uomo, Micah Bass, ma l’uomo non accettò la richiesta: «Ricevo molte richieste da persone del mondo Lgbt, artisti e anche potenziali clienti che vogliono passare una serata divertente». Ha anche spiegato di non aver accettato l’amicizia perché sulla pagina di Mateen c’erano molti suoi amici che scrivevano in arabo, e “nella scena gay” di Orlando «non ci sono molti che parlano arabo». Secondo un esperto James Copenhaver, ex Fbi, citato dai media locali, Mateen «cercava di agganciare proprietari di locali gay, membri dello staff e clienti per capire quale obiettivo colpire e causare più vittime».