Milano, Parisi pronto a 15 giorni di fuoco: «Attenti, Sala vuol dire Pisapia…»

C’è molto entusiasmo a Milano nelle file del centrodestra: dopo il successo di Stefano Parisi, che alla vigilia sembrava dovesse perdere già al primo turno, tutto il centrodestra si prepara a 15 giorni di fuoco, per usare l’espressione della candidata di Fratelli d’Italia in comune Paola Frassinetti. Lo stesso premier Matteo Renzi, che come è noto è anche segretario del Pd, aveva puntato tutto su Milano e su Beppe Sala, artefice, a suo dire, del successo dell’Expo. Il fatto che a urne chiuse meno di cinquemila voti dividano Parisi da Sala la dice lunga sul sentimento dei milanesi. «Io vado avanti con Salvini e Berlusconi, il risultato che abbiamo raggiunto è stato ottimo. Noi partiamo da lì e vogliamo andare oltre quei voti». Così Parisi, ha parlato del risultato della sua coalizione alle comunali a margine di un giro ad un mercato della città. «Speriamo di entusiasmare gli elettori che non sono andati alle urne con la proposta del cambiamento. Milano non può rassegnarsi a rimanere come è – ha aggiunto – Milano è una straordinaria città che deve confrontarsi non con Roma ma con Berlino, Parigi, Londra e deve avere una amministrazione energetica, dinamica, che rimetta in moto investimenti e occupazione. Bisogna fare in modo di avere una amministrazione nuova e moderna», ha concluso.

Parisi chiama anche i Cinque Stelle: votate il nuovo

E sul ballottaggio Parisi lancia un appello per il cambiamento vero: «Capisco la posizione di Corrado (candidato sindaco del M5S, nda) perché è stato un candidato. Ma io mi rivolgo soprattutto agli elettori dei 5 stelle dicendo che noi siamo una nuova proposta politica, e che punteremo molto sulla trasparenza e sulla legalità. Così Parisi ha commentato la scelta del candidato del Movimento 5 stelle, Gianluca Corrado, di annullare la sua scheda al ballottaggio. «Siamo dei naturali interlocutori, mentre Giuseppe Sala é la continuità con Pisapia. Mi pare di capire che l’elettore dei 5 stelle solitamente non è per il governo in essere – ha aggiunto -. In più vedo una aggressione violenta del Pd verso i 5 stelle che è veramente ingiustificata. Credo di poter essere un interlocutore valido anche per loro», ha detto. Anche Salvini la pensa così: «La partita che massacrerebbe Renzi è Milano», ha infatti dichiarato a Radio Padania, sostenendo che le comunali «possono essere le elezioni che, insieme al referendum, danno la mazzata finale, politicamente parlando, a Renzi». Salvini ha fatto un’analisi del voto milanese al primo turno: «Stefano Parisi – ha argomentato -, che è un candidato che a me piace, a cui ho detto subito sì, ha fatto una campagna elettorale molto moderata continuando a differenziarsi dalla Lega. Ci sta, se l’obiettivo era di parlare a elettorati diversi. Ma io qua a Milano ho fatto una scelta per il bene della città e mi interessa relativamente l’un per cento in più o in meno. Se si vince qui, cambia il mondo». Sullo sfondo, il derby cittadino con Forza Italia, che è rimasto saldamente il primo partito della coalizione: «Fortunatamente ha preso il 20% e non è calata di troppo, altrimenti Parisi non sarebbe arrivato dove è arrivato, ma noi siamo cresciuti», ha detto il leader della Lega Nord.