Migranti, violenta aggressione al Cara di Foggia: arrestati tre nigeriani

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Non accenna a diminuire l’ondata di violenza che si annida nei centri d’accoglienza sparsi per tutto il Paese: e allora, l’ultimo in ordine cronologico si è registrato nel Cara di Borgo Mezzanone, a Foggia, dove tre nigeriani sono stati ritenuti responsabili di gravi aggressioni compiute ai danni di loro connazionali.

Migranti, violenta aggressione al Cara di Foggia

I tre, naturalmente, sono stati arrestati dagli agenti della Squadra Mobile della questura di Foggia. I poliziotti hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla magistratura foggiana. E poi? E poi il provvedimento, purtroppo, non fungerà da deterrente: come dimostrato da quanto accaduto poche settimane fa, per esempio in un albergo di Pirri, vicino Cagliari – in cui attualmente sono ospitati numerosi migranti – dove un giovane eritreo, ubriaco, arrivò a discutere con un altro straniero fino al punto di colpirlo con una brocca. Gli altri migranti che si trovavano nella struttura cercarono di sedare la lite, e sul posto, poco dopo, intervennero anche i carabinieri e un’ambulanza del 118. L’uomo fu messo sotto serveglianza: ma quanto accaduto fece desistere altri immigrati “accolti” dal farsi coinvolgere in situazioni analoghe?

Risse a aggressioni di migranti: gli ultimi precedenti

Certo che no: e infatti, a stretto giro da quanto appena ricostruito accadde anche che un 27enne bengalese, con precedenti penali, Rasel Matubberirregolare sul territorio nazionale, fu arrestato nei pressi di Taranto per aver prima danneggiato un’autovettura, e poi aggredito una pattuglia di carabinieri intervenuti per fermare l’immigrato violento. All’esito dell’udienza per direttissima, il giovane – che non risultava giunto nel capoluogo ionico nell’ambito degli arrivi all’hotspot – fu condannato a un anno di reclusione per danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale e poi subito rimesso in libertà con l’affidamento alla polizia per le procedure amministrative connesse alla sua posizione di clandestino. E intanto, mentre scriviamo, gli sbarchi sulle nostre coste non conoscono sosta: neppure il maltempo e il concreto rischio di naufragio scoraggiano profughi, scafisti e trafficanti di uomini.