Migranti, più risorse: arriva il piano UE in due tappe. Servirà a qualcosa?

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Per affrontare i problemi legati all’emergenza dei rifugiati, martedì prossimo la Commissione europea annuncerà un progetto in due fasi destinato a rafforzare il fondo fiduciario Unione europea-Africa, oggi del valore di 1,8 miliardi di euro. Le misure saranno rivolte alla collaborazione con i Paesi di partenza e di transito. Gli aiuti finanziari europei andranno a tre grandi aree geografiche: i Paesi vicini della Siria, la Libia e il Sahel e, infine, il Como d’Africa. La cancelliera tedesca Angela Merkel, intanto, ha ribadito i suoi timori per il futuro dell’area Schengen: se chiude il Brennero è la fine dell’Europa, si legge su “il Sole 24 Ore“.

Gli aiuti finanziari europei andranno a tre grandi aree geografiche

Il nuovo tassello si associa al ricollocamento dei migranti già arrivatinell’Unione e al rafforzamento dei controlli delle frontiere esterne. Ancora in queste ore la cancelliera Angela Merkel si è detta preoccupata per l’eventuale finedella libera circolazione nell’Area Schengen. Il Fondo fiduciario Ue-Africa deve servire tra le altre cose a promuovere programmi economici e a migliorare la gestione dell’immigrazione. Sul secondo versante, la Commissione dovrebbe presentare un nuovo strumento finanziario sulla falsariga dell’attuale Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi). In questo caso, si tratta di associare denaro pubblico adenaro privato per effettuare investimenti di lungo termine in Africa e in Asia. Alla partita potrebbe essere associata anche la Banca europea degli investimenti, come anticipato dal Consiglio europeo nellesueconclusioni del marzo scorso.

Il pacchetto potrebbe valere circa 2,5 miliardi di euro

Come il Fondo fiduciario Ue-Africa, anche il nuovo Efsi dedicato all’immigrazione sarebbe aperto a contributi finanziari degli stati mèmbri dell’Unione. Due i delicati temi politici che saranno oggetto di attenta comunicazione martedì prossimo. Il primo è quello della condizionalità. Vi è il desiderio da parte dell’establishment comunitario di prevedere condizioni nei vari programmi nazionali che verranno negoziati sulla scia del prossimo pacchetto di misure, ma trovando un giusto equiibrio tra le sensibilità dei paesi membri e quelle dei paesi partner. I primi vorranno certezze che il denaro è usato bene; i secondi non vorranno subire pressioni esteme. L’altro tema è quello della collaborazione. I programmi si devono basare su obiettivi condivisi. Un precedente fa capire che non sarà facile. In marzo, Bruxel les e Ankara hanno firmato un accordo di cooperazione per meglio gestire i flussi di rifugiati provenienti dalla Siria. L’intesa è in bilico perché la Turchia vuole, in cambio del suo aiuto, la liberalizzazione dei visti per i suoi cittadini; ma l’Unione non è pronta a concederla senza modifiche ad alcune leggi turche. Per ora, Ankara si è rifiutata di conformarsi alle richieste europee.