M5S, ecco il vero motivo del boom: ripetere “Non siamo come loro”

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Le hanno votate «perché sono nuove». Conferma il suo giudizio Giovanni Orsina, professore di Storia Contemporanea e vice direttore della School of Government della Luiss, sulle Amministrative 2016 e sull’esito dei ballottaggi di domenica scorsa che sono stati caratterizzati dall’elezione a sindaco delle due candidate M5s, Chiara Appendino a Torino e Virginia Raggi a Roma.

Il messaggio M5S: «Votate noi perché non siamo loro»

Con ItaliaOggi cerca di mettere in luce che cosa è cambiato in M5s, centrosinistra e centrodestra. Domanda. Dunque il Rottamatore finì rottamato? Risposta. Nel momento in cui nella retorica politica dei Cinquestelle prevale l’aspetto di essere nuovi, significa che si chiede agli elettori un voto contro gli altri perché sono vecchi. Sì, si tratta di un voto con una forte componente nuovista, essenzialmente rivolto ad eliminare le facce già note. Non va trascurato il fatto che M5s ha con molta cura trovato dei candidati proponibili e ha molto attenuato i toni. Tuttavia, se il radicalismo si è attenuato nei modi, il messaggio è rimasto stesso: «Votate noi perché non siamo loro».

Orsina: “c’è un elettorato che vuole andare a votare a destra”

D. Se nei ballottaggi con M5s il Pd perde, nella sfida incrociata fra il Pd e la Lega, a Bologna e Varese, ossia le culle del comunismo e del leghismo italiano, ha avuto la peggio il Carroccio. Come si spiega? R. A Bologna la candidata della Lega Nord non è andata per niente male. Anzi. Era impossibile ribaltare il dato di Bologna, ma Bergonzoni ha fatto un ottimo risultato. Appare chiaro che se si va a uno scontro diretto Lega-Pd, il Pd ha un vantaggio. Quando si va ad un testa a testa con un candidato leghista, per il momento, è ancora difficile superare Pd che è un partito di centrosinistra, mentre la Lega di Salvini è un partito di destra-destra, dunque c’è ancora un elemento di asimmetria notevole. Sta di fatto, comunque, che il vento antiestablishment gonfia anche le vele della Lega. Significa che al di là di tutto c’è un elettorato che vuole andare a votare da quella parte. Questo è il primo elemento, confortante per il centrodestra, cui si aggiunge però un altro elemento: molto meno confortante. Se, infatti, il centrodestra si misura sul piano dell’opposizione all’establishment passa il M5s o chi per esso, se si va sul governo passa il Pd. Questo è il punto: tra De Magistris e Lettieri vince De Magistris; tra Sala e Parisi vince Sala. Allora, il problema è che il centrodestra non ha più ne un profilo di governo ne un profilo anti-establishment. Silvio Berlusconi aveva fatto di questa ambiguità il suo punto di forza. Il centrodestra deve recuperare questo mix, considerando che soltanto con la ricetta di Salvini perde e solo con la ricetta di Alfano perde lo stesso.