L’analisi – Raggi sarebbe sindaco senza scettro: la “rivoluzione” dei M5S

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Secondo August Cochin – il sociologo e storico, riscoperto da Francoise Furet, che studiò con canoni originali la Rivoluzione Francese – c’è sempre una “macchina” rivoluzionaria che è il cervello invisibile di operazioni, dinamiche e decisioni dei grandi rivolgimenti di massa. I “rivoluzionari” sono gli esecutori degli ordini dati dalla “macchina”, il fatto rivoluzionario è preparato da movimenti di idee che contagiano e precorrono: gruppi, società di pensiero, oggi diremmo anche lobby. Ciò che si vede, non è la rivoluzione, ma solo il suo palcoscenico, che ha un retropalco dove c’è la cabina di regia.

La “meccanica rivoluzionaria” del M5S

Il Movimento Cinque Stelle ha preso molto dall’89, a iniziare da lessico, retorica, estetica: La Rivoluzione, Il Cittadino, l’Egalitè Uno-vale-Uno, Il Direttorio, Il Deputato (non Onorevole).
E ha, appunto, una nomenklatura che controlla, dirige, manipola: la Casaleggio Associati. La quale non è un circolo di “philosophes”, come al tempo della Rivoluzione Francese, anche se, a modo suo, Gianroberto Casaleggio si credeva un “philosophe”, o si atteggiava a tale. Oltre 200 anni dopo, nel mondo globale di Internet, le idee liquide dei neo-giacobini pentastellati sono prodotte e diffuse, non da “les sociétés de pensée” di Cochin, ma da una Società commerciale alla quale fanno capo blog, simbolo, regole, ammissioni, espulsioni, consultazioni e decisioni on line. In una parola, l’apparato. Una “fabbrica del consenso” che fa – con voto via web – anche le “parlamentarie” per la nomina di deputati, senatori, parlamentari europei; le “quirinarie” per scegliere il nome che i grandi elettori del M5S hanno votato per l’elezione del Capo dello Stato. E seleziona anche i candidati sindaci. Ovviamente, non è possibile alcuna verifica che i candidati al seggio di parlamentare o amministratore, siano scelti on line senza “combine”. Tutto è sotto il controllo della Società che sta a Milano. Ora, il M5S pretende che dai suoi “interna corporis” debba passare anche il governo e il futuro delle città. E il laboratorio più grande di questo metodo è Roma, dove la candidata grillina, Virginia Raggi, in testa a tutti i sondaggi pubblicati, potrebbe diventare il primo sindaco – donna della Capitale d’Italia (ma potrebbe vedersela con Giorgia Meloni, in corsa per il ballottaggio). Per questo, si discute molto – e più di ogni altra città dove si vota per le Amministrative – dell’armamentario grillino diretto ad assicurare che l’eletto “risponda” al Non-Partito: “Ciascun candidato si dichiara consapevole che la violazione di detti principi comporta l’impegno etico alle dimissioni dell’eletto dalla carica ricoperta e/o il ritiro dell’uso del simbolo e l’espulsione dal M5S e che pertanto a seguito di una eventuale violazione di quanto contenuto nel presente Codice, il M5S subira’ un grave danno alla propria immagine,che in relazione all’importanza della competizione elettorale, si quantifica in almeno Euro 150.000″. Queste le sanzioni previste dal Codice di comportamento sottoscritto anche dalla Raggi: sarebbe, quindi, un sindaco sotto tutela e con la pistola alla tempia.

Con la Raggi, Roma governata dai commissari politici pentastellati

Sul piano politico è poi particolarmente grave che qualunque scelta del capo dell’amministrazione, dalla nomina degli assessori agli incarichi, al management, al programma e alla sua attuazione – debba prima essere vagliata dai tutori inviati dal Movimento. Carta canta:” Le proposte di nomina dei collaboratori delle strutture di diretta collaborazione o dei collaboratori dovranno essere preventivamente approvate a cura dello staff coordinato dai garanti del Movimento 5 Stelle”. Il “Codice Grillo” legittima una sorta di governo parallelo, non eletto da nessuno. Così, se dovesse vincere la Raggi, al commissario governativo – il prefetto Tronca -seguiranno i commissari politici pentastellati: i portavoce parlamentari nazionali, europeo e regionale dei 5 Stelle in veste di garanti, a loro volta coadiuvati da uno staff, dipendenti dal Direttorio guidato da Di Maio e Di Battista e, in ultima analisi, dalla Guida Suprema, il Garante nazionale Beppe Grillo. È un’altra “giunta” non prevista da leggi o regolamenti, nelle cui mani sarebbe il Comune di Roma: da prima cittadina, Virginia Raggi sarebbe obbligata a seguire gli ordini di scuderia; e Grillo avrebbe l’ultima parola, il potere di vita e di morte politica sulla Raggi e sulla città: basta che glielo chieda e si dimetterebbe, come lei stessa ha ammesso. Peraltro il Codice parla chiaro:”Il Sindaco, ciascun Assessore e ciascun consigliere assume altresì l’impegno etico di dimettersi qualora sia ritenuto inadempiente al presente codice di comportamento, al rispetto delle sue regole e dei suoi principi e all’impegno assunto al momento della presentazione della candidatura nei confronti degli iscritti al M5S, con decisione assunta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S mediante consultazione online”.

Il “Codice Grillo”: dimissioni-ghigliottina pronte a essere eseguite

Una ghigliottina politica pronta a essere eseguita. Negli anni scorsi, prima che i riflettori illuminassero gli amministratori, di Terrore e Decapitazione comminati dal M5S erano vittime solo iscritti dissidenti: espulsi senza processo, senza garanzie, senza difesa. Adesso tocca anche ai grillini gestori della res publica; basta che siano sfiorati dal Sospetto, segnalati dalla Delazione, “mascariati” dalla Denuncia; basta un avviso di garanzia e via: devono rassegnare le dimissioni; il caso-Pizzarotti è simbolico. E se accadesse alla Raggi ? Sarebbe “decapitata”. E con lei anche il Comune. Questo è ciò che fa impressione: Roma non è né Quarto, né Gela e neanche Parma che pure ha scatenato una polemica rovente. Ma la “meccanica rivoluzionaria” dei Cinque Stelle è rigida. E, a ben guardare, anche l’uscita dell’avvocatessa sugli “assessori a tempo” nasce da questa logica giacobina: bisogna ridurre il più possibile il potere, perché – era l’idea di Saint-Just – “non si regna innocentemente”. Non si governa in modo immacolato, dopo si scoprirà sempre che chi amministra non lo è. Dopo. Questa è la filosofia politica e la sindrome sotterranea per cui i Cinque Stelle “ghigliottinano” tanti dei loro. Per salvare, sempre e comunque, l’immagine della Rivoluzione Pentastellata. La quale punta a prendere Roma: ma non la Roma amministrativa, la Roma-Governo.
E per arrivare al cuore del potere- a Palazzo Chigi – se fosse necessario, i “rivoluzionari” non esiterebbero a “tagliare la testa” anche alla loro prima cittadina della Capitale, appena fosse toccata da un’indagine o anche da un dubbio o addirittura da una mera polemica che potrebbe arrecare danni, politici e mediatici, alla marcia verso la presa del potere. O soltanto mandasse al suo Partito-Non-Partito, eccessivi segnali di autonomia o dissenso, come il sindaco di Parma. E la Capitale d’Italia finirebbe nel caos. Ma l’importante è, costi quel che costi, che la platea pentastellata applauda:” La claque, il personale delle società, è così bene addestrata che diventa sincera, così ben disseminata nella sala da ignorare sé stessa mentre ognuno degli spettatori la scambia per il pubblico. Essa imita l’ampiezza e l’unità di un grande movimento di opinione, pur senza perdere la coesione e la guida della cabala. Ognuno si sottomette a ciò che crede approvato da tutti, l’opinione segue docilmente la sua contraffazione, e dalla illusione nasce la realtà”. Così scriveva Cochin (“Lo spirito del giacobinismo. Le società di pensiero e la democrazia: una interpretazione sociologica della Rivoluzione francese”, Bompiani). Ma riuscirà la claque grillina – che esercita una forte egemonia sul web – a convincere gli italiani che vivono nella Città Eterna a farsi governare da un sindaco senza scettro ?