Altro che “Jobs act”: per l’Istat chi cerca lavoro si affida a parenti e amici

Qualcosa sembra muoversi sul mercato del lavoro, ma la meta della fine della disoccupazione come male permanente della nostra economia non ancora si scorge in fondo al tunnel. E quel poco di risultati positivi che pure s’intravedono sono in massima parte ascrivibili a fattori contingenti e di breve durata. A dirlo, nel tradizionale report sul mercato del lavoro, è l’Istat, per il quale resta infatti stabile al 57 per cento sul dato totale l’incidenza della disoccupazione di lunga durata. I numeri assoluti dei disoccupati di lunga durata nel primo trimestre ammontano a 3 milioni e 87 mila  e di questi 1 milione 759 mila sono in cerca di occupazione da almeno un anno. Il tasso di disoccupazione nel primo trimestre si attesta all’11,6 per cento, come nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Nei dodici mesi c’è invece un calo di 0,9 punti.

Stabili i dati sulla disoccupazione di lunga durata

I dati sulla lunga disoccupazione oscurano, purtroppo, quelli più confortanti relativi all’occupazione in generale, diffusi sempre dall’Istat. Secondo le rilevazioni dell’Istituto di statistica, rispetto al trimestre precedente c’è un «moderato aumento» dello 0,1 per cento. «Il contributo decisivo viene dall’occupazione a tempo indeterminato (+341 mila) – ha spiegato  l’Istat  – a fronte della sostanziale stabilità di quella a termine e del calo degli indipendenti. L’incremento è maggiore per il lavoro a tempo parziale». Dati in chiaroscuro anche nella suddivisione per fasce anagrafiche. Se infatti il numero di occupati dell’età compresa tra i 15 e i 34 anni cresce per il terzo trimestre consecutivo (+50 mila, +1,0 per cento in un anno), gli occupati 35-49enni si riducono in valore assoluto. Decisamente dopate «dalle minori uscite dal mercato del lavoro per pensionamento a seguito dei cambiamenti della normativa» le cifre del numero di occupati relativamente agli over 50enni  (+335 mila) e del tasso (+1,8 punti).

Istat: in calo l’invio del «curriculum»

Il report dell’Istat si chiude con una “chicca” che la dice lunga sulle “mirabili” tipo jobs act citato (spesso a sproposito) da Matteo Renzi: per trovare lavoro sempre più persone  usano rivolgersi a parenti, amici e conoscenti. Si tratta di una tendenza non solo diffusa ma addirittura in crescita: ben l’84,8 per cento nel primo trimestre (+1,4 punti sul primo trimestre 2015) secondo gli ultimi dati Istat. L’invio di curriculum, invece, è usato dal 69,2 per cento di chi cerca lavoro e la ricerca tramite internet dal 55,4 per cento (-3,6 punti), azioni più frequenti trai giovani e trai laureati.