Italicum, Renzi s’accorge del guaio. Ed ecco la buffa commedia tra Pd e M5S

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Italicum, è cominciata una buffa commedia degli equivoci tra Pd e M5S. L’esito dei ballottaggi, con il cappotto subito dal Pd da parte dei grillini, ha insinuato una marea di dubbi nella testa di Renzi e dei suoi. E sotto sotto vorrebbero cambiare il perverso meccanismo che porta ai ballottaggi, non le coalizioni, ma i partiti. Il guaio è che non possono dirlo, perché perderebbero clamorosamente la faccia. A trarli d’impaccio ha provveduto ieri la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, che  ha deciso di calendarizzare per settembre una mozione presentata da Sinistra Italiana, la quale  – si legge nel testo – “impegna la Camera a deliberare in merito” dell’Italicum al fine di eliminare dalla nuova disciplina elettorale tutti gli evidenti profili di incostituzionalità che, con ogni probabilità, ad avviso dei firmatari” della mozione, “porteranno ad una nuova pronuncia di illegittimità costituzionale da parte della Consulta”. Se il Pd avesse voluto, avrebbe comodamente impedito il passaggio in Aula della mozione. Ma si è ben guardato dal farlo.

Alessandro Di Battista furioso con il Pd

A questo punto i grillini hanno sentito puzza di bruciato e hanno cominciato a bombardare Largo del Nazareno. Ha aperto  il fuoco Alessandro Di Battista, che ha twittato furioso: “Fino alle vittorie M5S a Roma e Torino #Italicum era legge migliore al mondo (per noi è uno schifo). Ora Renzi pronto a cambiarla. Cialtroni!”. Il problema è che neanche i grillini possono però dire fino in fondo quello che pensano e cioè che a loro l’Italicum va benissimo e che, a questo punto, pare proprio una legge fatta apposta per loro. E così la prendono alla larga  buttando la palla in tribuna, come ha fatto il deputato M5S Danilo Toninell: “L’Italicum oggi ci potrebbe far vincere ma perderebbe la democrazia e per questo noi vogliamo abbatterlo”. Per “abbattere l’Italicum, che consegnerebbe il Paese nelle mani di un’oligarchia la strada maestra è il No al Referendum, che noi vinceremo”. Però  Toninelli si dice anche convinto che  l’Italicum “non possa essere modificato. Noi vogliamo – insiste – una nuova legge elettorale e chiediamo al Pd di valutare la nostra proposta. E anche noi presenteremo una mozione, pur sapendo che le mozioni hanno poco valore in Parlamento”. Anche qui siamo nel pieno della commedia degli equivoci. Perché è evidente che, se l’Italicum non si “può cambiare”, l’Italicum resta, dal momento che realizzare l’impianto di una nuova  legge elettorale sarebbe cosa lunga e tormentata.

Grillo accusa Renzi di essere un “baro” sull’Italicum

Alla fine entra in campo anche Beppe Grillo. “Modifica delle legge elettorale” e “posticipazione del referendum”, Renzi “ora vuole cambiare le carte in tavola perché ha paura di perdere. Un baro da due soldi e con la coda tra le gambe”. Così il M5s sul blog di Grillo in un post in cui commenta: non è possibile “cambiare la legge elettorale per cercare di evitare l’inevitabile. Non si può fermare il vento con le mani. Quando il M5s sarà al governo la legge elettorale sarà ancorata alla Costituzione per evitare che i partiti possano cambiarla quando fa comodo a loro”

Stavolta i dissidenti Pd fanno comodo a Renzi 

I renziani ufficialmente negano di voler cambiare l’Italicum. E sono oggi intervenuti per ribadirlo il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato e quello al Senato Luigi Zanda. Però sono sono intervenuti anche diversi “dissidenti” del Pd per sostenere l’esatto contrario: da Miguel Gotor, il quale sostiene che occorre “superare l’Italicum e non corrggerlo” a Rosy Bindi, la quale auspica l’avvio di una “riflessione”.

Sisto (FI): “Pd e M5S giocano a nascondino”

Il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto se la ride: “Pd e M5S continuano a giocare a nascondino. Nei dem si va avanti a contraddizioni, ieri vagiti di cambiamenti, oggi di nuovo frenata sulla possibilità di intervenire sulla legge elettorale. Ma è assai probabile che Renzi, sotto sotto, un pensierino su qualche modifica lo stia facendo, eccome. I grillini, al contrario, dopo aver tanto osteggiato l’Italicum, ora sembrano molto più cauti”.