Italicum, Di Battista nega l’inciucio M5S-Pd: «È una legge pericolosa»

Italicum, l’inciucio, più o meno segreto, più o meno tacito, tra M5S Pd non si farà, almeno per il momento. «Non ci piace l’Italicum e non ci piacciono le riforme. Noi abbiamo già presentato una proposta di legge elettorale, il Toninellum. La nostra posizione resta questa». Scende in campo Alessandro Di Battista per negare ogni illazione. «L’Italicum – dice ancora – è una legge elettorale pericolosa, che produce il 75% Di nominati». Excusatio non petita? Il fatto è che dal giorno della vittoria del M5S a Roma e a Torino si mormora della blanda opposizione  che i grillini potrebbero esprimere nella campagna referendaria. Motivo? Al M5S l’Italicum sta più che bene, visto che premia il partito e non la coalizione. Proprio oggi è comparso un “retroscena” sul Corriere della Sera (a firma di Emanuele Buzzi) così titolato: «Ora il Movimento non chiede modifiche all’Italicum». Nell’articolo, tra l’altro, si legge che una modifica all’Italicum nel senso dell’attribuzione del premio alla coalizione, «complicherebbe la vita ai Cinque Stelle».

L’Idea di cambiare l’Italicum pare stia facendosi strada anche nel Pd, e non solo nella minoranza: i ballottaggi che hanno premiato i grillini hanno anche destato preoccupazione a Largo del Nazareno. E c’è chi ha anche scritto che lo stesso Renzi potrebbe lasciar fare i suoi (senza assumersene la diretta responsabilità politica) a modificare le legge. Vale la pena di aggiungere che la sorte dell’Italicum è strettamente connessa alla sorte delle riforme. Se dovesse prevalere il No, sarebbe inevitabile modificare l’Italicum, perché a quel punto si andrebbe alle elezioni politiche con due diversi sistemi elettorali per Camera e Senato. Al momento il M5S riafferma la sua opposizione. Ma vedremo, in concreto, quale sarà il suo atteggiamento durante la campagna referendaria. Sembra peraltro anche strano che Renzi possa, alla fine, accettare con disinvoltura una modifica all’Italicum, una legge pensata proprio per facilitare la sua occupazione delle istituzioni.