Independence day, lotta all’ultimo voto. Tremano Londra e Bruxelles

“Sembra che Remain sia in vantaggio”, dice in modo molto inglese il leader euroscettico dell’Ukip, Nigel Farage, citato da Skynews, che dà credito a una possibile vittoria del sì all’Ue al referendum britannico sulla Brexit. Nella prima reazione al voto, Farage ha sottolineato in un messaggio come si sia trattato di una “campagna straordinaria”, ma si è mostrato pessimista sulle chance del suo schieramento, Leave, sulla base dei primi sondaggi diffusi dopo il voto. Infatti a poche ore dalla chiusura delle urne il fronte del sì all’Ue (Remain) è dato in testa con il 52% (54 secondo altre fonti) dei voti contro il 48% di Leave da un opinion poll realizzato dall’istituto YouGov per SkyNews. I commentatori di Skynews osservano che il vantaggio indicato dall’opinion poll, un sondaggio realizzato durante la giornata del voto, ma non fuori dai seggi come gli exit poll, è ancora “entro il margine di errore”. Ma evidenziano anche un immediato rimbalzo della sterlina sul mercato internazionale, segno che gli ambienti finanziari, in maggioranza contrari alla Brexit, appaiono fiduciosi. Dal quartier generale del fronte filo-Ue a Londra, il deputato laburista Chuka Umunna, si è detto pure fiducioso, ma senza sbilanciarsi: “E’ troppo presto per festeggiare, al momento abbiamo solo i dati sull’affluenza”, ha avvertito. Chi si sbilancia invece è il premier conservatore, che su questa sfida rischiava pure il posto a Downing street: “Grazie a tutti quelli che hanno votato per mantenere la Gran Bretagna più forte, più sicura: starà meglio in Europa“. E’ il tweet di David Cameron che ringrazia anche le centinaia di attivisti della campagna per il Remain in tutto il regno.

L’ex sindaco di Londra Johnson esulta ai primi risultati

Per gli euroscettici del suo partito, guidati dall’ex sindaco di Londra Boris Johnson, e per Nigel Farage, è invece una partita politica che forse potrebbe avere qualche tempo supplementare. Ma certo anche di un’occasione di quelle che di solito passano una volta nella vita. Farage si è scatenato in una raffica di dichiarazioni. Dapprima per riconoscere la sensazione a caldo che Remain apparisse “in vantaggio”. Poi per esultare sul “testa a testa” dei primi collegi scrutinati. E comunque per avvertire che “il genio euroscettico è ormai uscito dalla lampada” e che, se anche la trincea pro-Ue vincerà “questa battaglia”, i sostenitori del divorzio da Bruxelles prevarranno alla fine nella “guerra”. L’altalena dei sondaggi era andata avanti d’altronde fino all’apertura dei seggi. E se ad alimentare l’ottimismo degli europeisti avevano provveduto per tutta la giornata le borse (e i bookmaker) con indicazioni positive per loro, l’inizio dello spoglio, nel frastagliato panorama britannico, ha fatto capire che era prematuro brindare. E che bisognerà avvicinarsi alla proclamazione, prevista dalla Manchester Tower Hall non prima “dell’ora di colazione”, secondo le parole della presidente della Commissione elettorale del regno, Jenny Watson, per avere certezze. E’ dunque rinviato almeno fino all’alba il sospiro di sollievo che il primo messaggio di Cameron aveva ispirato nei palazzi di Bruxelles e in tutti coloro che – dalla Casa Bianca alla City – hanno sempre detto di temere la Brexit come un salto nel buio, come una premessa di recessione economica e chissà, come l’inizio della fine del disegno di un’Europa unita. Quanto ai brexiters, non pare ancora il momento di rinunciare al sogno di trasformare il 23 giugno in una sorta di “Independence Day” per la Gran Bretagna, evocata nella narrativa di Boris Johnson come una nazione in grado di riprendere “il controllo dei suoi confini, dei suoi commerci, della sua democrazia”.

I primi dati raffreddano l’entusiasmo della Londra governativa

E i primi dati ufficiali scrutinati frenano l’entusiasmo del fronte di Remain: la vittoria di Leave a Sunderland, prevista, ma più netta di quanto alcuni si aspettassero, si unisce al successo di strettissima misura dei voti pro-Ue a Newcastle, dove le attese erano di un margine superiore. Lo sottolinea la Bbc, mettendo in relazioni questi risultati parziali con l’arretramento immediato della sterlina dopo il boom seguito all’opinion poll diffuso a chiusura dei seggi. Ora si attende lo scrutinio dei primi collegi di Londra, importantissimi per Remain, che nella capitale – salvo alcuni quartieri – è largamente favorita. Affluenza massiccia per gli standard britannici al referendum sulla Brexit. In base a dati provvisori, Skynews stima che abbia votato il 70% dei 46,5 milioni circa di aventi diritto, a dispetto del maltempo che ha colpito Londra e l’Inghilterra sud-orientale: una quindicina di punti in più rispetto alle politiche del 2015, quando peraltro si votava con il sistema maggioritario.