Immigrato ucciso, migranti in protesta: sale la tensione a San Ferdinando

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Entra nel vivo delle indagini e delle recriminazioni il caso dell’immigrato ucciso da un agente delle forze dell’ordine a San Ferdinando, intervenuto per riportare la calma in una situazione già al limite. La speranza è che non degeneri, allora, la manifestazione di protesta che un centinaio di migranti hanno inscenato, per le strade di San Ferdinando, allo scopo di portare in piazza la loro rabbia dopo l’episodio di mercoledì, nel corso del quale un carabiniere è stato costretto a uccidere un giovane del Mali che lo aveva aggredito e ferito con un coltello. La tensione cresce ad ogni slogan, ad ogni passo mosso per le strade di San Ferdinando, in direzione della sede del Comune, meta ultima della marcia degli immigrati, ma la situazione tenuta sotto controllo dalla presenza di agenti di Polizia in borghese che stanno monitorando l’evolversi della protesta.

Immigrato ucciso, la manifestazione dei migranti

«Non siamo qui per fare la guerra o per fare casini, siamo qui per lavorare e per mangiare. I carabinieri devono venire per mettere pace e non per uccidere», ha detto un migrante del Mali, connazionale del giovane morto mercoledì, davanti al Municipio di San Ferdinando, dove gli extracomunitari accampati nella tendopoli si sono radunati per protestare contro le condizioni in cui vivono nel centro d’accoglienza che li ospita. L’episodio, su cui è in corso un’indagine, in merito alla quale gli inquirenti hanno fatto sapere nelle scorse ore che il «carabiniere che ha ucciso l’immigrato dovrà essere iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto a garanzia dei diritti della difesa, in relazione all’autopsia che sarà eseguita sul corpo della vittima, ma il quadro che si delinea é di una legittima difesa da parte del militare», testimonia – una volta di più – quanto difficile sia la convivenza pacifica tra chi accolgie e ci viene ospitato. Quanto, ormai dal nord al sud del BelPaese, la tensione corra sul filo di lana della quotidianità, infierendo su una realtà difficile – quella dei migranti sbarcati e disseminati ovunque all’interno dei nostri confini – e una quotidianità di disagio – quella patita dagli italiani costretti a un’ospitalità coatta – rispetto a cui mancano strutture, spazi, opportunità.

Immigrato ucciso a San Ferdinando: le indagini

Intanto, sul fronte investigativo e giurdico, le cose procedono: in relazione all’episodio accaduto nella tendopoli di San Ferdinando in cui ha perso la vita il ventisettenne immigrato del Mali, Sekine Traore, che mercoledì ha aggredito un carabiniere intervenuto sul posto per sedare una situazione già incandescente scoppiata tra i migranti ospiti della struttura, ferendo il militare con una coltellata alla testa, il Procuratore della Repubblica di Palmi, Ottavio Sferlazza, ha spiegato che «c’é stato da parte dell’immigrato, secondo la nostra ricostruzione basata sulle testimonianze delle persone presenti, un atteggiamento inizialmente intimidatorio nei confronti del carabiniere, e poi concretamente aggressivo, con una coltellata che ha raggiunto il militare al volto. Il carabiniere ha anche tentato inutilmente di ricondurre l’immigrato alla calma». Ma di questo, negli slogan dei manifestanti, non c’è traccia…