I seguaci di Lefebvre: non vogliamo riconoscimenti dal Papa

Strappo dei Lefebvriani: dopo mesi di incontri tra la Fraternità San Pio X, che fa riferimento agli insegnamenti di mons. Marcel Lefebvre, e il Vaticano, ora i tradizionalisti prendono le distanze. “La Fraternità San Pio X, nell’attuale stato di grave necessità che le conferisce il diritto e il dovere di distribuire gli aiuti spirituali alle anime che ad essa ricorrono, non è alla ricerca di un riconoscimento canonico”, scrive in una nota il Superiore generale, mons. Bernard Fellay. “Nella grande e dolorosa confusione che regna attualmente nella Chiesa – si legge nel comunicato -, la proclamazione della dottrina cattolica esige la denuncia degli errori penetrati al suo interno, incoraggiati purtroppo da numerosi pastori, fino al Papa stesso”. Mons. Fellay conclude: “La Fraternità San Pio X prega e fa penitenza perché il Papa abbia la forza di proclamare integralmente la Fede e la Morale”.

“Vale la pena di ricordare – ha scritto Andrea Tornielli su La Stampa – tutti i passi fatti dalla Santa Sede in questa vicenda del possibile rientro dei lefebvriani alla piena comunione, un cammino iniziato nell’anno 2000 con Giovanni Paolo II. Benedetto XVI prese decisioni importanti nei loro confronti, acconsentendo a quelle che per la Fraternità San Pio X erano condizioni previe: la liberalizzazione della messa antica e la revoca delle scomuniche ai vescovi consacrati illegittimamente da monsignor Lefebvre nel 1988″.  Negli ultimi mesi si era parlato semplicemente di un riconoscimento canonico per la Fraternità, che avrebbe acquisito lo status di «prelatura personale» alle dirette dipendenze della Santa Sede. Le parole di Fellay hanno però interrotto il percorso in questa direzione. La Fraternità San Pio X non ha lesinato in questi ultimi tempi critiche al Pontefice, su questioni come l’ecumenismo, il dialogo interreligioso o le aperture avvenute al Sinodo sulla famiglia.