Il governo Renzi tace sugli aerei Usa a Pantelleria. Anzi, ci fa un parco…

Soddisfatto il governo Renzi, soddisfatta Legambiente per la prossima istituzione del parco di Pantelleria. Nessuno, però, né il governo né Legambiente si pronuncia sul fatto che da due anni dalla nostra stupende isola dei capperi vanno e vangono aerei militari americani, caccia, aerei-spia, cargo e quant’altro, diretti verso la Libia. Quale effetto ha sull’ambiente questo via vai nessuno ce lo spiega. Anche perché è verosimile che nei prossimi mesi l’andirivieni di aerei militari per la Libia si intensificherà. E per fortuna che l’Isis non dispone (ancora) di cacciabombardieri, altrimenti addio parco. «Ieri c’è stato l’assenso in Conferenza Stato-Regioni; ora ci sarà un passaggio in Consiglio dei ministri e poi la proposta andrà al presidente della Repubblica per la ratifica». Così il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha dato l’annuncio dell’intesa raggiunta sullo schema di decreto per l’istituzione del parco di Pantelleria. «Sono soddisfatto – aggiunge Galletti – perché Pantelleria lo richiedeva da tempo e perché l’iter si è concluso in tempi brevissimi. Ma anche perché il sistema dei parchi viene richiesto dai territori come presidio contro l’illegalità e come fattore e motore e di sviluppo». La riforma della governance dei parchi – conclude il ministro – va proprio in questa direzione, per rafforzare la funzione dei parchi, affinché siano non solo vincolo ma anche sviluppo». Non è tanto il fatto che gli aerei-spia americani monitorino la Libia, la Tunisia, l’Algeria e probabilmente anche l’Italia, perché gli Stati Uniti sono nostri alleati, a renderci perplessi, quanto il fatto che nessuno ne parli, e che addirittura vogliano fare un parco tra le casematte e le piste di decollo dei caccia. Pare che anche l’aeroporto catanese di Fontanarossa sia coinvolto nell’operazione. Ci sarebbe anche un bunker scavato nella roccia a più livelli, utilizzato sia dagli Usa che dagli italiani.

L’isola di Pantelleria utilizzata come portaerei

Anche perché il pericolo di una ritorsione, per quanto remoto, esiste: l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Martin Kobler, condanna i bombardamenti della forze di Khalifa Haftar su Derna. Il diplomatico si dice «profondamente rattristato per le notizie dei raid aerei a Derna, che hanno ucciso due donne e due bambini. Le aree densamente popolate non devono essere dei bersagli. Bersagliare i civili può essere un crimine di guerra. Coloro che uccidono i civili devono essere ritenuti responsabili. La Corte penale internazionale (ICC) è impegnata nell’indagare nuovi crimini in Libia», aggiunge Kobler. E nella Libia liberata dalla coalizione internazionale si continua a combattere duramente, altro che stabilità: le forze libiche fedeli al “governo” di unità nazionale di Sarraj hanno annunciato che «stanno avanzando all’interno di Sirte per riconquistarla e che si segnalano progressi sull’asse del ponte Al-Gharbeyat, che punta verso il centro». Le forze libiche hanno inoltre bombardato oggi le postazioni dello Stato islamico presenti nella città costiera con l’artiglieria pesante. Lo scrive il sito Middle East online, precisando che solo ieri le milizie si erano spinte all’interno della roccaforte jihadista. I miliziani hanno infatti annunciato di avere bersagliato con l’artiglieria pesante l’area del centro conferenze dove i jihadisti hanno istituito il loro quartier generale. La conquista di Sirte da parte delle forze libiche, città natale di Muammar Gheddafi, assesterebbe un duro colpo all’Isis, già sotto pressione per i bombardamenti in Siria e in Iraq.