«Gli italiani parlano con le mani…»: e lo sfottò dei belgi si rivelò un boomerang

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“Gli italiani parlano con le mani, noi con i piedi”. Voleva essere uno sfottò. Gli si è ritorto contro. Una marca di birra belga (dicono, neppure tra le migliori) prima della partita di lunedì sera aveva avuto la brillante idea di pubblicizzare il suo “nettare biondo” facendo quest’ardito paragone con gli azzurri, con tanto di foto dei migliori condottieri della pedata del loro Paese. Mal gliene incolse. Già ammettere che loro, i belgi, parlano “coi piedi” non è -almeno nella lingua di Dante- un bel dire. Suona da noi come una chiara ammissione di inferiorità. Ma, ovviamente, è un errore che si può condonare a chi – come i pubblicitari che hanno avuto l’idea – non padroneggia bene la nostra lingua, tra le più complicate al mondo. Ma certo è che al termine dei novanta minuti di gioco, la sicumera con la quale i campioni del Belgio hanno affrontato l’Italia di Antonio Conte s’è infranta. Si è spiaccicata contro l’intelligenza tattica dei vari Bonucci, Chiellini, Giaccherini, Parolo e Pellè. Probabilmente facendo riflettere quanti, tracannando birra belga davanti alla Tv o allo stadio di Lione, erano certi di una passeggiata di salute a spese nostre. Due a zero e zitti: ecco la lezione di calcio degli italiani ai belgi. Calcio che si gioca coi piedi, certo. Ma che non può prescindere dal cervello. Cervello e tattica. Attenzione e ripartenza. Sacrificio e determinazione e schemi. Così la nazionale più forte di tutte, almeno sulla carta, si è dovuta inchinare all’Italia operaia di Conte. Così gli italiani hanno precipitato all’inferno dell’ultimo posto nel girone i Diavoli del Belgio che avrebbero dovuto triturarci senza fatica alcuna. Roba da non credere, prima del calcio d’inizio. Roba su cui meditare, dopo il triplice fiscio finale. Soprattutto per loro. Loro che bevono birra e giocano coi piedi.