Febbre da Brexit. Dopo Francia e Olanda “contagiata” la Danimarca

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Sale la febbre da Brexit. Londra fa da apripista e, dopo Francia, Olanda e Polonia, anche la Danimarca, che a dicembre terrà un referendum sull’adozione del sistema giudiziario europeo, non disdegna l’ipotesi di una consultazione popolare sull’uscita dall’Ue. A Copenaghen aumentano le pressioni mentre a Roma il governo Renzi continua nella demonizzazione della Brexit definendo frutto del populismo le posizioni sempre più estese degli euroscettici. Eppure «Dopo il Brexit, sarà Itexit», ne è convinto Wolfgang Munchau, il columnist del Financial Times da sempre assai severo con il governo di Matteo Renzi.

Brexit, effetto domino, contagiata la Danimarca

Per Nicolas Sarkozy, come riporta le Figaro, la rifondazione dell’Europa (non parla di uscita) è stata già un obiettivo comune dei candidati alle primarie della destra. L’ex presidente della Repubblica sta pensando consultare i francesi attraverso un referendum sulla possibilità di rivedere i trattati internazionali. Le Monde sottolinea che anche François Hollande, fiutata l’aria, ha cambiato velocemente la sua agenda dopo la vittoria del Leave. La maratona del presidente è iniziata sabato scorso con il segretario generale delle Nazioni Unite.

Anche la gauche francese attacca Bruxelles

«La Gran Bretagna ha segnato uno spartiacque non è più tempo di tergiversare, non è più Londra a dettare l’agenda dell’Europa», ha dichiarato Jean-Christophe Cambadélis all’indomani della Brexit. «L’austerità distrugge l’ideale europeo», ha aggiunto l’ex ministro del governo socialista di Hollande e nemico giurato di Bruxelles, Arnaud Montebourg, in un’intervista pubblicata su Le Monde. La costruzione europea è antidemocratica, sostiene, per questo propone di recuperare una parte della sovranità monetaria, senza tuttavia uscire dall’euro. Quanto al Brexit, dice il potenziale candidato alle presidenziali francesi del 2017,  «è uno choc per l’Europa, ma uno choc prevedibile. Da vent’anni a questa parte, ogni volta che il popolo è stato consultato, ha manifestato il rifiuto della costruzione europea nel modo in cui ci è stata imposta. L’Ue – conclude l’esponente della gauche – si è costruita contro il popoli, intorno a un progetto liberale, che si traduce con l’ossessione della riduzione del deficit pubblico e del debito».