Donna uccisa, il figlio confessa: «Non voleva rivelarmi chi è mio padre»

Cronaca di un arresto annunciato: sono scattate le manette per il figlio della sessantacinquenne trovata morta in casa. Il ragazzo ha confessato: «L’ho uccisa perché non voleva rivelarmi chi è mio padre». È quanto avrebbe detto il 24enne figlio di Paola Borghi, la donna trovata morta questa mattina nel suo appartamento in zona Appio a Roma. Il ragazzo, arrestato dalla polizia, avrebbe detto di nutrire da anni un «profondo astio» nei confronti della madre perché lei non voleva rivelargli l’identità del genitore. E pensare che era stato proprio il ragazzo a dare l’allarme e a chiamare gli agenti, ai quali il giovane aveva dichiarato di non aver sentito nulla; di essere stato svegliato da alcuni rumori, e di aver poi trovato la mamma morta, nella sua camera da letto, riversa sul pavimento e con un cuscino sulla faccia.

Donna trovata morta in casa, arrestato il figlio

Via via che passano le ore, dunque, i sospetti sono diventati accuse, e poi la confessione ha chiuso il cerchio dei dubbi e delle ipotesi: è bastata qualche ora di interrogatorio perché gli investigatori arrivassero al fulcro dell’indagine. Un mistero su cui gli inquirenti stanno facendo luce poco alla volta, partito dal ritrovamento del cadavere delle donna, rinvenuta a terra seminuda, e che i primi accertamenti hanno subito rivelato potesse essere stata uccisa, soffocata per l’esattezza. Come detto, a contattare il 118 era stato proprio il figlio della vittima che viveva con lei nell’abitazione di via Enea in zona Appio, e al quale si sono rivolti per primo gli agenti del commissariato Appio Nuovo, della Squadra Mobile e della Scientifica, tempestivamente accorsi sulla scena del crimine.

Il figlio aveva dichiarato di non aver sentito nulla

Una testimonianza, quella del figlio della vittima, poi diventata un vero e proprio interrogatorio, conclusosi poco fa con l’arresto del giovane. Una deposizione, la sua, che non deve aver convinto gli investigatori da subito: sembra che il ragazzo avesse raccontato agli agenti di non essersi reso conto di nulla pur avendo dormito in una stanza vicina, di non aver sentito nessun rumore. Non solo: anche un altro particolare deve aver insospettito gli inquirenti: da quanto ricostruito dal giovane agli agenti sembra che la vittima avesse perso le chiavi di casa appena qualche giorno fa; e in effetti dai primi accertamenti si è visto che la porta dell’appartamento era regolarmente chiusa. Il puzzle della sua ricostruzione non deve aver convinto gli investigatori, e così alla fine il giovane ha ammesso le sue responsabilità, non prima di aver raccontato la balla di alcuni ladri introdottisi in casa per rubare i contanti che la madre aveva prelevato giorni prima. Prima: prima che gli alibi crollassero e che la verità – la tragica verità – emergesse in tutta la sua efferatezza.