Dalla Magnani a Gabriella Ferri, un documentario racconta Roma e i suoi miti

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Roma, che per la prima volta nella storia sarà amministrata da un sindaco donna, di volti femminili che ne hanno caratterizzato storia, letteratura, iconografia e iconologia ne ha avuti diversi: su tutti, spiccano senza ombra di dubbio quelli di Anna Magnani, Gabriella FerriLina CavalieriJia Ruskaja, protagoniste di importanti pagine della storia nazionale e nomi da cui non si può prescindere quando si parla della città eterna. Meglio ancora: di quattro dei quartieri capitolini notoriamente più caratteristici e rinomati. E, proprio per questo, scelte come protagoniste di un documentario firmato da Giovanna Gagliardo, Le Romane, Storie di donne e di quartieri, prodotto da GA&A e Rai Cinema, che lega ogni personaggio ad un quartiere di Roma e chiama altre quattro donne a raccontarne la storia.

Roma nei ritratti di 4 indimenticabili donne

E allora, quattro quartieri (più uno), quattro donne, quattro storie note in tutto il mondo eppure profondamente romane, indissolubilmente legate ad una cittá della quale continuano ad essere i volti simbolo. Quattro intamontabili talenti come  Anna Magnani, diva da Oscar, alla quale Gagarin rivolse un saluto dal Vostok 1 mentre compiva la prima rotazione della Terra, ma allo stesso tempo simbolo di Roma e della romanitá, alla cui morte, come scrisse Eduardo De Filippo, «tutti i selciati di Roma hanno strillato». Talenti come Gabriella Ferri, voce di quella roma malinconica e sorgnona, menestrello della cittá, con il suo timbro inconfondibile e romanissimo. O come Lina Cavalieri, soprano nata poverissima e divenuta una vera e propria diva chiamata a cantare nei teatri lirici di tutto il mondo. E come Jia Ruskaja, fondatrice della scuola di danza dell’Aventino, nelle cui aule sorte su una parte di colle «donato dal Duce» – come l’epigrafe sul portone della scuola riporta – sono nate migliaia di ballerine. Sono loro, insomma, le protagoniste di Le Romane, Storie di donne e di quartieri, il documentario di Giovanna Gagliardo, che prossimamente dovrebbe avere un’uscita a Roma e potrebbe anche diventare episodio pilota per una serie tv sulla città eterna riletta e raccontata attraverso le sue mitiche abitanti. vediamo in rapida sintesi i quattro ritratti del documentario.

Quattro volti e quattro quartieri di Roma

1) Anna Magnani e Cinecittà. E allora, anticipata dalla macchina da presa che scorre veloce sui sampietrini romani fino ad arrivare ad una delle tante fontane simbolo della cittá, Caterina d’Amico ci racconta una Magnani ancora poco conosciuta, la donna fuori dal set appassionata collezionista d’arte, colta almeno quanto capacissima di calarsi come nessun altro – e senza mai cadere nel bozzettismo di maniera o nel banalmente folcloristico – nella romanitá più verace e vera. Ed è così che siamo abituati a vederla e amarla, mentre nelle Teche Rai la regista ritrova un’intervista in cui Anna parla di sé a cuore aperto, senza alcuna traccia della sfacciataggine tutta romanesca che ha caratterizzato molti dei suoi personaggi sul grande schermo. Il quartiere a lei legato è inevitabilmente Cinecittá, anche se a chiudere il racconto documentaristico a lei intestato ci sono le immagini dei suoi funerali, a piazza della Minerva, a pochi passi da casa sua, in via degli Astalli, con il tributo dei romani, accorsi a migliaia per salutare l’anima e il cuore di Roma.

2) Gabriella Ferri e Testaccio. A ricordare quel menestrello tutto genio e sregolatezza che fu Gabriella Ferri e la sua Testaccio è Luisa De Santis, amica prima di tutto della cantante, con la quale ha condiviso i primi passi nel mondo dello spettacolo. Le immagini che si soffermano sul volto di Gabriella, simbolo di Roma e della sua anima genuina, vengono rapidamente soppiantate dal sonoro delle prime note delle sue canzoni, e in quell’alchemico sovrapposri di voce e volto nel segno di una romanità veemente quanto malinconia, il mito della Ferri e della romanità invadono lo schermo e stringono il nodo in gola…

3) Lina Cavalieri e Trastevere. La tenacia e la voce di Lina Sastri sulle note di Vissi d’arte che ci accompagnano tra i vicoli trasteverini, raccontano la straordinaria vita di Lina Cavalieri, nata poverissima nel 1874, bellissima e con una voce incredibile, che le permise di diventare una diva ricercata dai più noti teatri dell’opera del mondo, da Parigi a New York. Di lei, sempre in bilico tra verità e leggenda, si narra che ricevesse mille rose al giorno dai suoi ammiratori e che accatastò più di 840 proposte di matrimonio, a cinque delle quali, negli anni, disse di sì. Morì per un capriccio: uscire dal rifugio per andare a prendere i suoi gioielli durante i bombardamenti a Firenze nel ’44.

4) Jia Ruskaja e l’Aventino. Un’altra donna che definire forte e determinata sarebbe decisamente non esaustivo, raccontata da Lia Calizza, è Jia Ruskaja, donna legatissima al suo paese di origine (il suo nome d’arte significa letteralmente «io, russa»), ma altrettanto intimamente legata a Roma, città che omaggiò con il suo amore e il suo talento per la danza. Tanto che ancora oggi è chiaro a tutti che non si può far parte del mondo della danza, nella capitale come in Italia, prescindendo dalla scuola che la Ruskaja fondò all’Aventino. E lì accanto, nel Cimitero Acattolico di Roma (sul quale il documentario si sofferma dedicando un omaggio a donne come Miriam Mafai, Irene Galitzine e Luce d’Eramo che vi riposano) ha voluto essere seppellita.

Infine, ad un quartiere, il quinto, la regista non è riuscita ad abbinare una donna: il ghetto, «perché il ghetto è delle donne», ha spiegato. E così le immagini ricordano Tullia Zevi, giornalista al processo di Norimberga e poi presidente delle comunitá ebraiche, fino ad arrivare a Ruth Dureghello, primo presidente donna della comunitá ebraica di Roma. Ad applaudire il documentario, presentato alla casa del cinema a Roma, oltre alle protagoniste, tra gli altri, altre due donne di telento del calibro di Liliana Cavani e della scrittrice Elisabetta Rasy.