Dal calcio ai negozi, fino alle elezioni: i cinesi alla conquista di Milano

Due squadre di calcio della stessa città (Milano) che in parallelo vengono acquisite da capitali dello stesso Paese straniero (Cina) evocano la teoria del cigno nero del filosofo Nassim Taleb, l’evento raro e irripetibile del quale si può tentare di sfruttare il lato positivo. Le notizie sportive in realtà confermano una forte centralità di Milano nei programmi di investimento di Pechino in Europa, visto che finora in testa alla graduatoria ci sono i 7,4 miliardi di euro previsti per acquisire la Pirelli da parte di ChemChina. Ad ogni buon conto oggi sappiamo che il gruppo Suning (negozi di elettronica ma anche e-commerce) sta per entrare nel capitale dell’Inter, mentre un fondo cinese dovrebbe bissare nel Milan, ricorda “il Corriere della Sera“.

A Milano non c’è entusiasmo per la vendita di Milan e Inter ai cinesi

Le indiscrezioni sull’arrivo dei proprietari asiatici non stanno però generando entusiasmo in città. Anzi. Il candidato del Pd alla carica di sindaco Beppe Sala si è detto «non entusiasta» della vendita di Inter e Milan a gestioni «che rischiano di cambiare ogni duetre anni e rendono difficile immedesimarsi, ho nostalgia dei tempi di Massimo Moratti».

Tra gli alunni stranieri nati da noi i cinesi «si sentono italiani» meno degli altri

Poi ci sono i dati Istat secondo i quali tra gli alunni stranieri nati da noi i cinesi «si sentono italiani» meno degli altri: solo il 29,2% contro il 51,6% dei romeni o il 62,1% degli ucraini. Bassa anche la percentuale (28,1) di chi parla bene l’italiano mentre il 56,8% va normalmente a feste organizzate da nostri connazionali. La somma di queste novità simultanee ci autorizza a dire che Milano può diventare uno snodo-chiave dei rapporti tra la Cina e Europa? Ex malo bonum ovvero dalla vendita delle squadre di calcio ne può venire un vantaggio economico all’intera città? Come racconta il rapporto annuale della Fondazione Italia-Cina, molto apprezzato da industriali e investitori, la «nuova Via della seta» passa dalle infrastrutture considerate da Pechino l’investimento strategico per antonomasia. Quindi, almeno per ora, è più im portante comprare il Porto del Pireo che linter. Ciò non toglie che l’Italia potrebbe balzare al primo posto nella classifica degli investimenti cinesi nel Vecchio Continente e potrebbe anche far valere la forza del suo soft power. Il nostro capitalismo «leggero» fatto di cibo, design e moda è in grande spolvero e la capitale è Milano. Se il calcio, principe del business dell’intrattenimento, riuscisse a creare un continuum con i settori citati, allora sì che la città dei Moratti e dei Berlusconi potrebbe aspirare a scalare le preferenze quanto meno degli ambitissimi turisti cinesi.