Christo: «Con la passerella volevo agire sul desiderio delle persone»

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Il Floating Piers, la passerella galleggiante sul lago d’Iseo lunga quattro chilometri e mezzo, dell’artista americano di origine bulgara Christo Vladimirov Yavachev in pochi giorni è stata presa d’assalto da migliaia di turisti. «Corro da una postazione all’altra devo essere al corrente di tutto, ogni giorno ci sono riunioni tecniche per capire il da farsi, e avere tutto sotto controllo», ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera l’infaticabile Christo. Per anni ha lavorato in coppia con la moglie Jeanne-Claude, scomparsa nel 2009 e da allora lui parla sempre al plurale: «Questi progetti hanno segnato capitoli della nostra vita, tanto da ritornare a voltein certi luoghi. Nel 2007 andammo in Australia proprio dovev avevamo realizzato la Wrapping Coast nel 1968-69».

Christo: «Io e Jeanne-Claude volevamo un lago quieto»

L’autore di Floating Piers illustra la sua opera: «Conosco molto bene la regione dei laghi lombardi, anche per esserci stato più volte con Jeanne-Claude, dopo averli rivisti tutti  e aver fatto dei sopralluoghi, nel maggio 2014 ci siamo decisi: il posto sarebbe stato Iseo. Volevamo un lago quieto, non come il Maggiore o quello di Como». Christo spiega ancora che «il progetto è stato disegnato secondo linee direttrici obbligate e questo è stato molto importante per contrastare la forma organica dell’isola. È interamente basato sul camminare (non solo sull’acqua ma anche sulla terraferma, nelle stradine di Monte Isola). Lungo le passerelle si produce un vero flusso energetico. Ed è un progetto  molto fisico, non è come il nastro mobile degli aeroporti. Questi Piers fanno fare chilometri  sull’acqua dove,  oltretutto, diventa difficile misurare lo spazio. La gente ha come l’impressione che si tratti di una spiaggia. La passerella non finisce ad angolo retto, i bordi  sono leggermente inclinati verso l’acqua, difatti, lì il tessuto è sempre bagnato e diventa arancio scuro. La gente cammina però sempre dentro la parte asciutta, ha paura di bagnarsi i piedi proprio come al mare… Il risultato di Floating Piers è che le persone si comportano in modo molto naturale».

«Volevo agire sul desiderio e sulla curiosità delle persone»

La sua grande capacità? È riuscito a incuriosire migliaia di persone: «Volevo agire sul desiderio e sulla curiosità delle persone. Qui non si è persi  dentro una realtà virtuale, c’è vero sole, vero umido, vera pioggia, vero vento, non c’è la riproduzione di un’immagine appiattita. Abbiamo costruito qualcosa di semplice, ma per farlo siamo ricorsi a ingegneri che rendessero facile ciò che era molto difficile. Prendiamo in prestito uno spazio, creando un disturbo gentile e intrecciando la vita delle persone all’opera d’arte».