La Ue con la bava alla bocca, ma gli inglesi non tornano indietro: «Siamo fuori»

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Passate le elezioni e le polemiche, ora gli inglesi, tutti, accettano il libero responso delle urne. E i remain difendono la scelta dei leave. Non così gli eurocrati feriti. L’Unione europea ha la bava alla bocca e vuole farla pagare agli inglesi, per delitto forse di lesa maestà: quello tra l’Ue e il Regno Unito «non sarà un divorzio consensuale, ma non è stata neppure una grande storia d’amore», ha dichiarato acidamente il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in una intervista alla tv pubblica tedesca Ard, ribadendo la volontà di iniziare immediatamente i negoziati con Londra in vista della Brexit. Da parte sua la cancelliera Angela Merkel invita invece a non esasperare i toni, ma non è molto ascoltata a Bruxelles: «Esprimiamo la nostra fiducia nel futuro dell’Unione europea». Così si conclude infatti la dichiarazione comune dei sei Paesi fondatori della Ue, distribuita al termine dell’incontro, a Berlino, convocato dal ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, dopo la Brexit, cui hanno partecipato Paolo Gentiloni per l’Italia, Jean-Marc Ayrault per la Francia, Bert Koenders per l’Olanda, Didier Reynders per il Belgio e Jean Asselborn per il Lussemburgo. I ministri esprimono dispiacere per il fatto che il Regno Unito abbia deciso di lasciare la Ue che, viene spiegato, «perde non solo uno Stato membro ma un patrimonio di storia, tradizione ed esperienza». In questa «nuova situazione, l’accordo di febbraio cessa di esistere e ci si aspetta che il governo britannico faccia chiarezza e dia efficacia a questa decisione al più presto possibile». I ministri degli Esteri degli Stati fondatori inoltre «riconoscono diversi livelli di ambizione tra gli Stati membri in tema di integrazione europea. Non si torna indietro rispetto a quanto finora raggiunto, ma bisogna trovare modi migliori per confrontarsi con questi diversi livelli in modo da assicurare che la Ue sia all’altezza dei desideri dei cittadini». Confermando l’impegno per l’Unione europea, i sei ministri riconoscono che «lo scontento sul suo funzionamento è manifesto in parti delle società». Da qui l’impegno a farla funzionare meglio per i cittadini. Si deve ripartire dunque dal rafforzamento «della coesione e della solidarietà». La Ue si pone degli obiettivi, dopo la Brexit, che sono quello di assicurare più sicurezza interna ed esterna, una politica efficace rispetto al fenomeno degli immigrati e dei rifugiati; promozione della crescita, dell’occupazione e completamento dell’Unione monetaria. Le solite dichiarazioni di intenti.

Gli inglesi hanno fatto la loro scelta

Ma gli inglesi vanno diritti per la strada scelta: il referendum britannico sull’Ue sarà stato pure tecnicamente consultivo, ma è un macigno, che non contempla – nei tempi prevedibili della storia – alcun supplementare, a dispetto di petizioni o illusioni. La stampa britannica è unanime al riguardo nei titoli, sia fra i giornali favorevoli alla Brexit sia fra quelli contrari. I tabloid più popolari, storicamente e ferocemente euroscettici, esultano senza freni. Se ieri il Sun aveva festeggiato l’esito del voto con graffiante gioco di parole (See Eu later, qualcosa come Ci vediamo, Ue), oggi il Mail s’inchina al popolo britannico (Take a bow, Britain!). Non meno entusiasta il principale giornale filo-Tory del regno, il Daily Telegraph, secondo cui È nata una nuova Gran Bretagna. Mentre il Times titola più preoccupato Terremoto Brexit. Nette anche le testate europeiste: La Gran Bretagna rompe con l’Europa, proclama a tutta pagina il Financial Times sopra la foto d’un David Cameron che si copre la bocca. Chiarissimo il Guardian: Over. And out, ovvero, È finita. E siamo fuori.