Brindisi, chieste 13 condanne per le polveri di carbone della centrale Enel

Un nastro trasportatore lungo 13 chilometri che attraversava le campagne del Brindisino portando carbone alla centrale Enel Federico II di Cerano, in provincia di Brindisi. E quella polvere di carbone che si spargeva, lungo tutto il tragitto, su campi e ortaggi, imbrattando ogni cosa. Ci sono volute decine e decine di denunce di agricoltori danneggiati da quei veleni micidiali perché si arrivasse a un processo. E oggi il pm della Procura di Brindisi, Giuseppe De Nozza, ha chiesto, al termine della propria requisitoria, la condanna a 3 anni di reclusione per 13 dei 15 imputati nel processo per la diffusione di polvere di carbone dal nastro trasportatore e dal carbonile della centrale Enel Federico II.
Solo per Sandro Valeryresponsabile pro tempore area business Enel Produzione – e per Luciano Mirko Pistillo, due dei 13 manager Enel a processo insieme a due imprenditori locali, la pubblica accusa ha invocato la pronuncia di non doversi procedere per estinzione dei reati per prescrizione. Il processo era iniziato nel dicembre del 2012 e sono stati necessari più di quattro anni per arrivare alle richieste di condanna dei manager accusati, assieme ai due imprenditori, di danneggiamento e di getto pericoloso di cose.
Il pm, a conclusione del dibattimento, ha ritenuto, fra l’altro, che non sussistano  motivi validi per riconoscere agli imputati le attenuanti generiche.
Le indagini sono state condotte dalla Digos di Brindisi che ha inizialmente acquisito le numerose denunce di quegli agricoltori proprietari dei terreni a Cerano, non lontano dalla centrale e dal percorso del nastro trasportatore, lungo 13 chilometri.
Secondo l’accusa vi sarebbe stato l’imbrattamento e l’insudiciamento dei campi e delle colture provocato dalla fuoriuscita di polveri di carbone. I capi di imputazione, che riguardavano fatti relativi al 2009 e al 2010, sono stati estesi nel corso del dibattimento fino al novembre 2013.
Come parti civili nel processo si sono costituiti il Comune e la Provincia di Brindisi e le associazioni Greenpeace, Salute pubblica, Legambiente, Medicina democratica, No al Carbone, oltre ai numerosi proprietari dei terreni vicini alla centrale. Responsabili civili sono, invece, Enel Produzione e le ditte Cannone e Nubile di Brindisi.