Brexit, il fronte filo-Ue spara tutte le sue cartucce: preti, economisti, mogli

FacebookPrintCondividi

Il fronte britannico filo-Ue gioca tutte le cartucce e schiera oggi persino l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, massimo dignitario ecclesiastico della gerarchia anglicana, con un’esplicita dichiarazione di voto in vista del referendum del 23 giugno. “Io voto per restare”, annuncia Welby dalla prima pagina del Mail on Sunday. Far parte dell’Ue vuol dire “costruire ponti, non barriere”, sottolinea poi in un’intervista. Timori analoghi a quelli rilanciati oggi stesso dal premier David Cameron e rivolti apparentemente in particolare all’elettorato maturo e anziano: il più euroscettico, ma anche il più sensibile – in genere – alle raccomandazioni del primate della Chiesa d’Inghilterra. In una lettera aperta, annuncia intanto di votare per l’Ue anche Samantha Cameron, consorte di solito riservatissima di David. Mentre un appello forte all’elettorato di sinistra arriva dal leader del Labour, Jeremy Corbyn, finora accusato da alcuni di essere stato piuttosto tiepido nella campagna referendaria, che al Sunday Mirror scrive: “Ho visto con i miei occhi come l’appartenenza all’Ue abbia aiutato ad assicurare ai lavoratori più occupazione, investimenti, diritti e protezione dell’ambiente. Ed è per questo che, a dispetto di tutti i suoi errori, io credo che sia meglio votare per rimanere in Europa e lavorare dal di dentro con i nostri amici per promuovere i cambiamenti di cui ha bisogno”. Nei giorni scorsi si erano moltiplicati gli appelli contro la Brexit da parte di artisti, intellettuali, economisti vari.

Il fronte filo Ue ha mentito: parola di Donald TUsk

Ma la verità è che la Ue è terrorizzata, perché potrebbe scaturire un effetto domino, come già sta accadendo in Olanda con Nexit. Comunque, oggi è parità virtuale fra il sì e il no all’Europa a 10 giorni dal referendum britannico del 23 giugno sull’Ue. Lo certifica la media dei sondaggi aggiornata da What UK Thinks, un centro d’analisi indipendente che incrocia costantemente i dati. D’accordo sul testa a testa anche molti esperti, incluso il commentatore politico capo dell’Independent, che in questi giorni ha pubblicato l’unico sondaggio che abbia dato la Brexit in vantaggio potenziale addirittura di 10 punti. Il commentatore dell‘Independent online, John Rentoul, prova a fare ordine fra le indicazioni contrastanti degli istituti demoscopici, ammettendo come quello dei 10 punti di vantaggio degli euroscettici condotto dall’Orb per la sua testata appaia fuori scala rispetto agli altri due pubblicati nelle stesse ore da due autorevoli centri di ricerca rivali: con quello di Opinium, apparso oggi sull’Observer, che dà i pro-Ue in testa di due punti, e quello di Yougov per Sunday Times che invece accredita un vantaggio ai filo-Brexit, ma di appena un punto (50,5% contro 49,5). Rentoul si domanda se a questo punto abbia senso prendere per buone le rilevazioni, ricordando del resto il fiasco delle previsioni circolate prima delle elezioni politiche britanniche del maggio 2015. Ma conclude che stavolta i sondaggisti si limitano probabilmente solo a cogliere gli umori volatili e le indecisioni di molti cittadini. E conclude: “Malgrado gli errori di un anno fa, i sondaggi restano il metodo peggiore per capire ciò che la gente pensa salvo tutti gli altri”. Infine, è certificato che almeno una delle affermazioni catastrofiste dei filo-Ue era palesemente falsa: la chiusura di tutti i legami contrattuali tra la Gran Bretagna e l’Unione europea in caso di vittoria del sì al referendum sulla Brexit del 23 giugno sarebbe “triste, ma relativamente semplice” e avrebbe bisogno di circa due anni. Lo ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk in un’intervista alla Bild Zeitung.