Brexit: comunque vada l’Europa non sarà più la stessa

Mancano poche ore al voto che deciderà la permanenza o meno della Gran Bretagna all’intemo dell’Unione europea. E i timori del fronte europeista sono grandi. Così come l’incertezza su quello che potrebbe accadere nel caso di una vittoria dei fautori della definitiva separazione di Londra da Bruxelles. Probabilmente non si verificherà nessuno degli scenari catastrofici che sono stati evocati nelle ultime settimane, caratterizzate da una propaganda che sui entrambi i fronti, quello del «Leave» e quello del «Remain», ha preferito l’allarmismo al ragionamento, la paura irrazionale alla valutazione razionale degli argomenti, scrive Alessandro Campi su “Il Mattino”.

Brexit: l’UE piace sempre di meno ai cittadini europei

Il problema è che l’Europa, a dispetto della retorica edificante che l’accompagna nei discorsi ufficiali pubblici, piace sempre meno anche ai cittadini del continente, come dimostra il successo politico crescente dei movimenti politici d’ispirazione nazionalista o dei partitiche la contestano apertamente. Se prima l’europeismo era un ideale nobile, a sostegno di un progetto politico che presupponeva una federazione di popoli uniti politicamente ed economicamente ma rispettosi delle proprie diversità storielle e culturali, oggi esso sembra indicare qualcosa di artefatto e di calato dall’alto, un dogma semi-religioso il cui segreto è conosciuto solo da un gruppo ristretto di sapienti.

Deriva burocratica e dirigista della UE

Alla deriva burocratica e dirigista assunta dal progetto di unificazione europea, che ha certamente contribuito a diffondere un sentimento di paurae  diffidenza nei confronti del «mostro freddo» che da Bruxelles sembra ormai governare le nostre vite, si è aggiunto il suo essersi trasformato, peraltro in un’epoca di secolarismo avanzato che ha visto svanire tutte le vecchie fedi ideologiche, in una sorta di credo religioso, l’unico rimasto, nei confronti del quale ogni forma di critica subito si trasforma in pericolosa eresia.

 La crisi economica ha complicato il quadro per la UE

Gli europei, dopo decenni di benessere e di crescita indefinita, hanno sperimentato la povertà e lo spettro dellamiseria, la perdita del lavoro, il venire meno della rete di protezione dello Stato, l’incertezza del futuro e la paura del domani. Soprattutto per le generazioni più giovani si è trattato di uno shock. E anche su questo terreno le ricette proposte ai cittadini sono state tutt’altro che unitarie e risolutive. Anzi, si è sparsa sempre più la convinzione che le élites politiche europee non siano in grado di risolvere una crisi che esse stesse hanno in gran parte contribuito a determinare. Ma se l’Europa non riesce più a garantire ai suoi cittadini sicurezza, prosperitàe libertà per quale ragione continuare a riconoscerei nelle sue istituzionie simboli? È questo il drammatico interrogativo che rimane aperto al di là del referendum di oggi.