Boris Johnson rinuncia a guidare i Tory. Scende in campo Theresa May

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Il vecchio istrione fa un passo indietro. E si fa largo una nuova, almeno nelle intenzioni, “Iron Lady”. È questo il senso di un convulsa e drammatica giornata per il Partito conservatore britannico. “Non mi candido alla leadership dei Tory”: questo l’annuncio a sorpresa di Boris Johnson. “Non sono comunista, sono un conservatore che vuole tagliare le tasse, ma voglio un capitalismo più giusto nei confronti dei dimenticati”, ha haggiunto  Boris Johnson. L’ex sindaco di Londra ha dichiarato che quello illustrato dovrebbe essere il programma del nuovo leader. Una politica, ha spiegato Johnson, “che investa sui giovani”. La Brexit, ha detto ancora, “è la nostra chance per creare un’economia nella quale tutti possano beneficiare del loro successo. Ci sono troppe persone che non hanno visto aumentare i loro stipendi. I grandi boss della finanza guadagnano 150 volte in più dei loro impiegati. Una volta era solo cinquanta volte in più”.

La rinuncia di Boris Johnson apre la strada a Theresa May, che ha formalizzato stamattina a Londra la sua discesa in campo nella corsa a leader del Partito conservatore britannico e primo ministro. L’attuale titolare dell’Interno, sostenitrice tiepida di Remain al referendum sulla Brexit, si è presentata a sorpresa in tandem con il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Chris Grayling, che è stato invece uno dei capifila di Leave. May, 60 anni, ha reso omaggio a David Cameron rivendicandone l’eredità  politica. I suoi obiettivi?  “Negoziare i migliori termini possibili per uscire dall’Ue” e “riunire il partito” e il Paese dopo le divisioni referendarie. Nel suo discorso si è  presentata come una garanzia di “stabilità” per placare le tensioni del dopo-Brexit e ridare in particolare fiducia ai mercati e al mondo dell’economia.