La Bce contro la Brexit: «Se passa è a rischio la crescita di tutta l’eurozona»

Tutte le istituzioni europee contro la Brexit. È singolare come nel continente che ha inventato la democrazia e i cui rappresentanti si riempiono ogni giorno la bocca di parole come libertà, diritti, rispetto, l’unica libertà a non essere rispettata sia proprio quella dei cittadini ad autodeterminarsi. In teoria i britannici possono scegliere di uscire dalla Ue. Ma la loro scelta è quotidianamente sottoposta a una raffica di “avvertimenti”. Il più recente – è roba di queste ore – arriva dalla Bce di Mario Draghi, secondo cui la Brexit rappresenta un rischio per la crescita dell’Eurozona. «I rischi al ribasso – si legge nel bollettino dell’Istituto centrale – sono ancora connessi all’andamento dell’economia mondiale, all’imminente referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea e ad altri rischi geopolitici». La stessa crescita inglese, scrive ancora la Bce, le cui stime  danno una crescita dell’1,6 per cento nel 2016 e dell’1,7 nel prossimo biennio, «è potenzialmente limitata dall’incertezza circa il referendum».

L’economia Ue si regge sui “Quantitative easing” di Draghi

L’immediato futuro, quindi, si presenta sotto forma di ripresa economica basata su «un ritmo moderato ma costante». Ma il vero punto resta un altro e cioè – spiega la Bce – che la domanda interna continua a essere sorretta «dalla trasmissione delle misure di politica monetaria all’economia reale», vale a dire il quantitative easing, cioè l’acquisto da parte dell’Istituto guidato da Draghi dei titoli del debito pubblico sovrano. Tradotto significa che l’economia europea respira solo grazie a questo polmone finanziario, che la Germania di Angela Merkel – per altro – vorrebbe anche chiudere. Proprio in omaggio all’opposizione tedesca al quantitative leasing, il consiglio direttivo della Bce ha annunciato che ne «seguirà con attenzione l’evoluzione delle prospettive per la stabilità dei prezzi» e che in ogni caso «agirà ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del suo mandato». Quanto all’inflazione, le proiezioni macroeconomiche di giugno prevedono un tasso annuo di inflazione dello 0,2 per cento nel 2016, dell’1,3 nel 2017 e dell’1,6 nel 2018.

Le riforme di Renzi non convincono: Italia “sorvegliata speciale”

Molto severo, infine, il giudizio della Bce sulla Commissione Ue, presieduta da Jean Claude Juncker. La causa di questa inusitata censura sono proprio i conti pubblici del governo Renzi che hanno beneficiato di ulteriore flessibilità da parte di Bruxelles. Una procedura monca per la Bce dal momento che – si legge nel bollettino – la Commissione non ha «considerato che le precedenti mancanze in materia di risanamento di bilancio costituissero un fattore aggravante». Il prossimo appuntamento sul bilancio italiano è fissato per il 2017.