La battuta di D’Alema graffia Renzi: “Se vince il Sì ci cacciano dal Pd”

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Né imbarazzato né sulla difensiva, ma determinato a ricostruire, nei dettagli, quanto avvenuto per smentire «le menzogne contro di me». Su Roma è ormai calato il sole quando l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema decide di dare la propria versione dei fatti sul retroscena messo in pagina ieri da «la Repubblica». «Voto per la Raggi e invito chi mi chiede un consiglio a fare altrettanto» è una delle frasi che gli ha attribuito il quotidiano di Largo Fochetti. Non solo: pur di mandare via Renzi avrebbe detto D’Alema – «sarei disposto a votare Lucifero». Un vero e proprio choc, a quattro giorni dal voto. Determinato, però, da quella che l’ex presidente del Consiglio definisce, nettamente, «pura spazzatura da parte di un house organ del partito del Nazareno», si legge su “La Stampa“.

Massimo D’Alema è lucido, determinato, nel ricostruire quanto avvenuto

Nessuna delle frasi attribuite a D’Alema dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari è dunque mai stata pronunciata? Eppure, nelle ricostruzioni effettuate dopo la pubblicazione del retroscena, emergerebbero altre affermazioni di D’Alema certo non meno gravi. Una per tutte: «Se vince il si al referendum, facciamo la scissione; se invece vince il no, ci riprendiamo il partito». D’Alema smentisce tutto e continua la ricostruzione dell’accaduto, scendendo nei dettagli: «L’episodio in questione è avvenuto al termine di un seminario sul ventennio della democrazia dell’alternanza, dunque alla fine dei lavori condotti tra noi e l’associazione Magna Carta. Quando il convegno è finito – continua l’ex presidente del Consiglio – ci siamo soffermati per i saluti sul pianerottolo e Gaetano Quagliariello ha chiesto a Giovanni Orsina come avrebbe votato sul referendum costituzionale di ottobre. Orsina ha detto che avrebbe votato sì e Quagliariello, allora, ha ribattuto che lui – invece – avrebbe votato no». E lei, presidente D’Alema, cosa ha detto? Lei che non ha mai nascosto la sua contrarietà alla riforma voluta dal governo? «Ho affermato che in caso di vittoria del si, Renzi ci avrebbe cacciato dal partito. Ma si trattava chiaramente di una battuta, non di una dichiarazione politica. In più, non ho mai parlato della Raggi. Per questo dico che è una montatura. Anzi, si tratta – come ho già spiegato – di pura spazzatura da parte di un giornale che perde lettori, cosi come noi del Pd stiamo perdendo elettori».

D’Alema contro Repubblica: “pura spazzatura”

Termini aspri in risposta a «spazzatura» e manovre che non intende accettare. «Per esempio – continua non ho mai detto la parola Lucifero, perché è un termine che non appartiene al mio vocabolario: casomai, avrei detto Belzebù. Ma il punto è che le battute non sono dichiarazioni politiche: se avessi voluto fare una dichiarazione politica avrei saputo farla». Ammesso che la vicenda possa avere un termine, qual è la conclusione che trae l’ex presidente del Consiglio da quanto avvenuto? «Dimostra e conferma il livello di degrado del giornalismo italiano. De Marchis, l’autore dell’articolo su “Repubblica”, non mi ha mai chiamato: ha telefonato a Massimo Bray, che gli ha detto in maniera inequivocabile che le frasi attribuitemi non erano vere. Scriverle lo stesso – conclude D’Alema – è stata dunque una menzogna, che ha come mandanti chi mi vuole adoperare come capro espiatorio».