Yara, intercettata una busta con minacce e proiettili indirizzati al pm

Sulla scena del caso Gambirasio irrompe l’ennesimo mitomane. Tra colpevolisti e innocentisti pronti ad aggiornare ipotesi e prese di posizioni sul drammatico fatto di cronaca; e mentre per l’imputato Massimo Bossetti il pm punta con piglio investigativo e fermezza giuridica sull’ergastolo – con tanto di isolamento diurno a termine – arriva, indirizzata alla Corte d’appello del tribunale di Bergamo e al pm Letizia Ruggeri, una busta con all’interno due proiettili e una lettera di sostegno all’accusato: colui che per la Procura è il fatidico “ignoto 1”; l’uomo sospettato di aver ucciso – e con crudeltà – la piccola Yara.

Yara, arriva una busta con proiettili indirizzata a giudici e pm

Dunque, nella storia di uno dei delitti degli ultimi anni che maggiormente hanno coinvolto l’opinione pubblica, specie per la giovanissima età della vittima e per l’efferatezza di un crimine che resta a tutt’oggi inspiegabile, irrompe l’ennesimo colpo di scena. L’ultima “strana” novità che verrà archiviata con tutti i se, i ma, i dubbi e le risposte concrete che hanno caratterizzato le lunghe e accuratissime indagini sull’omicidio della piccola ginnasta di Brembate e il conseguente processo all’imputato Bossetti. Un messaggio minaccioso, quello contentuo nell’invio della busta, che ricalca le orme di tanti precedenti che hanno connotato altri casi di cronaca tristemente celebri, e che con l’invio di una missiva con all’interno due proiettili e diverse righe d’accompagnamento a sostegno di Massimo Bossetti, punta forse più a colpire la curiosità dei tanti “spettatori” di un processo celebrato da anni in tv e sui media, che a intimidire la magistratura. Magistratura presa di mira dagli insulti e dalle minacce indirizzate attraverso la busta intimidatoria alla Corte d’appello del tribunale di Bergamo e al pm Letizia Ruggeri, per fortuna intercettate nella giornata di venerdì all’ufficio postale di Redona, a Bergamo.

Niente impronte digitali. L’opera di un mitomane?

La corte, presieduta dal giudice Antonella Bertoja, è quella di fronte alla quale si sta celebrando proprio il processo a Massimo Bossetti. La busta – trapela – è stata sequestrata dalla Squadra mobile della questura, contattata dagli addetti delle Poste che si erano insospettiti. Non vi sarebbero impronte digitali, benché il testo sia scritto con il pennarello. Per gli inquirenti, comunque, si tratterebbe dell’opera di un mitomane: l’ennesimo personaggio oscuro pronto a far parlare della sua bravata. L’ultimo di una lunga serie di “personaggi” che hanno contribuito a complicare il rebus di questo lungo e dolorossimo caso e del processo senza esclusione di colpi che ne è derivato.