Venezuela, è golpe: Maduro schiera l’esercito contro l’opposizione

Il Venezuela, squassato da settimane di violenti scontri tra la popolazione e la polizia del presidente chiavista Maduro, sembra ormai sulla soglia della guerra civile: il ministro della Difesa venezuelano, il generale Vladimir Padrino, ha annunciato che più di mezzo milione di militari e miliziani della Rivoluzione parteciperanno fra oggi e domani a una serie di esercitazioni militari senza precedenti, per dimostrare che il Paese è pronto a combattere «tutte le minacce che soffriamo in questo momento». E precisa: «Questo non deve causare nessun allarme nel Paese», ha sottolineato il ministro, secondo il quale «la nostra nazione in questo momento è sotto minaccia da parte di elementi che vogliono sconfiggere la Rivoluzione e dunque bisogna essere pronti ad affrontare qualsiasi scenario». Le manovre militari, battezzate Independenza 2016 fanno parte delle iniziative annunciate dal presidente Nicolas Maduro nell’ambito dello Stato di eccezione decretato venerdì scorso, per dare maggiori poteri al governo nell’affrontare le «minacce esterne e interne». Poche ore fa, infatti, il Tribunale supremo di Giustizia (Tsj) del Venezuela ha dichiarato costituzionale il decreto con il quale il presidente Maduro due giorni fa ha dichiarato lo “stato di eccezione e di emergenza economica”, attribuendosi poteri speciali, e ha bocciato invece il voto dell’Assemblea nazionale, che lo ha respinto. Secondo l’alta corte, la misura annunciata da Maduro «risponde alla necessità di proteggere il popolo e le istituzioni, oggetto di minacce esterne ed interne che puntano a destabilizzare l’economia e l’ordine sociale nel Paese.

Il presidente del Venezuela si fa dare i pieni poteri

Il Tsj ha considerato inoltre che il Parlamento unicamerale, che ha respinto a larga maggioranza il decreto, ha agito in modo anticostituzionale, per cui la sua bocciatura risulta invalida e priva di ogni valore legale. Da quando l’opposizione ha conquistato una maggioranza di due terzi dei seggi nelle elezioni politiche dello scorso dicembre, il Tsj ha bocciato ognuna delle riforme o dichiarazioni che ha approvato, dichiarandole irregolari o anticostituzionali. Intanto neanche i mediatori internazionali riescono ad alleggerire la situazione: il Tavolo dell’Unità Democratica (Mud, coalizione antichavista) ha accettato l’invito al dialogo con il governo Maduro proposto da una missione di mediazione capeggiata dall’ex premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, ma ponendo come condizione che si proceda con il referendum abrogativo del mandato del presidente. Il presidente dell’Assemblea nazionale, Henry Ramos Allup, ha incontrato Zapatero insieme ad altri leader dell’opposizione, dopo che l’ex premier spagnolo si era riunito con Maduro e altri dirigenti del governo, nell’ambito di una mediazione per promuovere un dialogo nazionale fra le parti a Caracas. In un comunicato, il Mud si è detto disposto a «partecipare a qualsiasi iniziativa di dialogo che sia utile per il Paese e non costituisca semplicemente una operazione di distrazione organizzata per prendere tempo, perché il tempo che guadagna il governo lo perde il popolo, che esige soluzioni ai flagelli della fame, la scarsità di medicine, l’inflazione galoppante e la terribile mancanza di sicurezza». Questo dialogo, però, deve avere «un’agenda precisa, obiettivi chiari e regole trasparenti» e deve comprendere in primis il fatto che «la Nazione deve poter parlare ed essere ascoltata» per cui il primo punto deve essere la convocazione di un referendum abrogativo, «eliminando gli ostacoli e i trucchi con i quali si intende interferire, sabotare o ritardare l’esercizio di questo diritto costituzionale», aggiunge il testo.