Unioni civili, i vescovi contro i giornali: «Titoli sbagliati, non siamo divisi»

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Sulle unioni civili i vescovi «non sono divisi». Lo afferma il segretario della Cei mons. Nunzio Galantino. «Basta vedere i titoli usciti il giorno dopo il discorso del Papa: non ce n’è stato uno azzeccato. Il Papa è stato straordinariamente delicato, attento ai vescovi, ai sacerdoti: soltanto chi ha voluto in maniera ideologica e pregiudiziale dire certe cose le ha dette. Ma le avrebbe dette anche senza che il Papa avesse parlato».«I giornalisti che hanno scelto quei titoli si sono condannati da soli all’irrilevanza».

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nel frattempo promulgato il disegno di legge sulle unioni civili. Lo si legge sul sito del Quirinale. Il fronte contrario alla legge va all’attacco: «L’atto conclusivo del Presidente Mattarella sulla legge Cirinnà in materia di unioni civili delude ma non sorprende anche se solidi sarebbero stati gli elementi di diritto per un rinvio alle Camere. In particolare, è evidente la sovrapposizione tra le unioni civili e i matrimoni che la Costituzione riserva alle sole famiglie naturali. Come è evidente la carenza di copertura, soprattutto relativamente agli oneri a regime delle pensioni ai superstiti delle unioni civili». Così in una nota congiunta i parlamentari Maurizio Sacconi e Alessandro Pagano. Toni battaglieri anche da parte  di Eugenia Roccella, presidente del comitato promotore del referendum parzialmente abrogativo della legge: «Preso atto della decisione del presidente Mattarella di firmare la legge sulle unioni civili, appena la stessa sarà pubblicata ci recheremo in Cassazione a depositare i quesiti referendari per la parziale abrogazione».

Sulla stessa linea la dichiarazione del  senatore Carlo Giovanardi: «Non avendo potuto né al Senato né alla Camera votare emendamenti in Aula al maxi emendamento presentato dal Governo, sul quale è stata posta la fiducia dopo la memorabile ed elegante presa di posizione pubblica del Presidente del Consiglio Matteo Renzi: “se non metto la fiducia col cavolo che passano le unioni civili”, non ci rimane – conclude – che far esprimere il popolo italiano sulle fondamentali questioni antropologiche che riguardano le adozioni e l’aberrante pratica dell’utero in affitto»