Il TTIP è sbagliato: la soluzione sarà fare accordi separati con gli USA?

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Se il Ttip, il grande trattato commerciale tra Usa e Unione europea, non fa passi avanti, non dipende solo dall’ arroganza con cui le multinazionali Usa pretendono di avere mano libera nell’esportazione di alcuni prodotti, che in America sono consentiti, mentre in Europa sono vietati. L’ostacolo più grande è un altro: pretendere di assoggettare alle medesime regole (che poi significa abolizione di ogni regola) alcuni settori commerciali, come l’auto, i cibi e la salute, che hanno caratteristiche, leggi ed esigenze molto diverse sulle due sponde dell’Atlantico. Esigenze che in alcuni casi (come l’auto) si potrebbero unificare agevolmente, introducendo standard convenienti, e perfino graditi, in Usa come in Europa, si legge su “Italia Oggi“.

Auto e formaggi non sono la stessa cosa, ma il TTIP le tratta allo stesso modo

Mentre in altri settori, come l’agro-industria e la tutela della salute, le resistenze delle imprese interessate e dei consumatori, sia di qua che di là dell’Atlantico, dovrebbero essere prese in maggiore considerazione dai leader politici, per evitare errori di strategia talmente gravi, da provocare il fallimento di interi settori produttivi. Per ogni auto che gli Usa esportano da Detroit verso l’Europa, ha spiegato Tim Bennet, chief executive del Transatlantic business council, i produttori americani devono sobbarcarsi un costo di 2.800 dollari in più per adattare ai regolamenti europei i freni, i tergicristalli o i paraurti, che da noi hanno regolamenti diversi. Ma se il Ttip, oltre ad abolire i dazi doganali, riuscisse ad abbattere anche questa barriera non tariffària, unificando i regolamenti Usa e Ue sui componenti dell’auto, ne sarebbero avvantaggiati tutti i costruttori, sia americani che europei. Giusto. Ma se è il problema è solo questo, perché tra Usa e Ue non si provvede a stipulare un accordo ad hoc, solo per le automobili?

Le multinazionali Usa non vogliono sentire parlare di tracciabilità

Che cosa lo impedisce? Sul versante opposto, di chi teme il Ttip, il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, sottolinea l’importanza della tracciabilità dei prodotti agro-alimentari, soprattutto di quelli protetti (Dop e Igp). Di questa tracciabilità, le multinazionali Usa non vogliono sentire parlare, perché non hanno alcuna intenzione di rinunciare alla produzione di falso parmigiano, falso champagne, o falsi vini doc europei, per poi esportarli anche in Europa, insieme alle carni agli ormoni e ai polli al doro, con danni incalcolabili per gli agricoltori europei. »Se perdiamo la battaglia dell’etichetta di provenienza», sostiene Moncalvo,» indispensabile per capire da dove vengono i latte per fare le mozzarelle e le carni per i prosciutti e le industrie alimentari, salta la qualità del prodotto, e salta il 50 per cento delle 33 mila aziende e dei 120 mila posti di lavoro del settore».