Trump molestatore? Lui se la ride: «Pensate agli scandali sessuali dei Clinton»

Occupatevi piuttosto dei Clinton. Donald Trump contrattacca, puntale, sull’inchiesta del New York Times da cui emergono decine di testimonianze di donne che tracciano un profilo del tycoon avvezzo alle avance non richieste e alle battute pesanti verso le diverse compagne e collaboratrici che hanno popolato per decenni il suo mondo al femminile. Nonostante le polemiche, Trump resta però granitico al centro del dibattito sempre più infuocato nella campagna elettorale per le presidenziali americane. Eppure parte del partito repubblicano non si dà per vinto e cerca ancora l’anti-Trump.

Trump e la ricerca di un terzo candidato

Il Washington Post riferisce, citando fonti dello stesso Grand Old Party, che alcuni esponenti del partito, esasperati dal tycoon e capeggiati da Mitt Romney, stanno lavorando alacremente alla ricerca di una alternativa, con gli sforzi intensificatisi nell’ ultima decina di giorni, nella consapevolezza che se qualche possibilità c’è, la partita deve chiudersi entro due settimane, dopodiché ogni tentativo sarà di certo vano. I nomi su cui si punta sono il senatore del Nebraska Ben Sasse, un conservatore tra i più critici verso Trump, e il governatore dell’Ohio, John Kasich, il moderato per eccellenza tra i contendenti Gop che si è ritirato dalla corsa lo scorso quattro maggio. Ed è una battaglia questa che si consuma tutta dietro le quinte e lo scontro più efferato riguarda in particolare lo “zoccolo duro” del commando anti-Trump, che include quelli dello slogan ”never Trump” (Trump mai) con qualcuno che accarezza perfino l’idea di optare per Hillary Clinton in una ipotetica sfida finale tra l’ex first lady e il tycoon di New York. Per questo è nel mirino anche il senatore del Nebraska Ben Sasse, con tutta probabilità in cima ad una ipotetica “lista nera” che il fronte Trump starebbe mettendo a punto, secondo Politico, per colpire il ‘nemico interno’ proprio dove è più vulnerabile: portafoglio e potere. L’entourage del miliardario aspirante president sarebbe determinato a bandire da consulenze, posizioni rilevanti e lucrative legate alla campagna elettorale e all’organizzazione della convention di luglio, quei nomi caduti nella tentazione ”Never Trump”. Cosi’ adesso sono i big del Grand Old Party, il mainstream istituzionale per eccellenza, che si ritrovano a far da paciere e da garante per la fragile tregua imbastita con le prove di dialogo tra il presunto candidato per la nomination Gop e Paul Ryan, speaker della Camera e più alta carica eletta del partito. Un ruolo, sembra, affidato a Rience Priebus, presidente della commissione nazionale repubblicana, che è l’architetto dietro il faccia a faccia Trump-Ryan, che denuncia la ricerca di un “terzo candidato” come una ”missione suicida. Per il partito e per il Paese”.

L’inchiesta a senso unico del New York Times

Ed è sempre Priebus a tentare di ridimensionare il potenziale impatto dirompente dell’inchiesta condotta dal New York Times sul rapporto di Trump con le donne: Donald Trump dovrà si rispondere del suo comportamento «ma non credo che venga giudicato in base alla sua vita privata. Credo che la gente lo giudichi per la sua capacità o meno di andare a Washington a dare una scossa alle cose. È per questo che la sua campagna sta andando così bene». Poi l’accusa, nemmeno troppo velata, di una ”operazione mediatica” in cui secondo Priebus c’è lo zampino di Hillary Clinton: «È una classica operazione Clinton. Adesso improvvisamente emergono queste cose»’, ha detto. Come a fare da eco ai tweet di Trump che attaccano il New York Times: «Perché non scrivono la vera storia dei Clinton e le donne?. I media sono totalmente disonesti. Ho dato al New York Times molti nomi di donne che ho aiutato e non li hanno usati».