Torna don Camillo: un prete suona le campane a morto al sì alle nozze gay

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La legge sulle unioni civili non ha avuto la sua benedizione, anzi: dopo le ferite mortali inferte al matrimonio tradizionale a colpi di proposte e emandementi, astensioni strategiche e adesioni dell’ultim’ora, il parroco di Carovilli ha deciso di tributare una simbolica cerimonia funebre con tanto di “campane suonate a morto”. Un rito, quello del mini funerale improvvisato dal religioso molisano, seguito al colpo di grazia inferto in Aula al matrimonio tradizionale con la legge sulle nozze gay. Del resto, di morte morale e di funerale civile si è trattato per molti aspetti – e sempre metaforicamente parlando – per quella parte del Paese – e non solo in Molise – in lutto dopo i colpi letali inferti al concetto di unione naturale e all’idea di famiglia tradizionale, fin qui istituzionalizzati con il matrimonio legalmente riconosciuto tra un uomo e una donna.

Campane a morto in paese: «È morto il matrimonio tradizionale»

«Faccio il funerale del matrimonio naturale», ha spiegato allora il sacerdote argomentando il senso dell’iniziativa anti-parlamentare, perché con la legge delle nozze gay è letteralmente «morta un’istituzione secolare». Un decesso giuridico e morale, quello delle unioni tradizionali tra un uomo e una donna, che merita i solenni rintocchi delle campane a morto che don Mario Fangio, parroco di Carovilli (Isernia), ha deciso di suonare per l’intera giornata, a intervalli regolari. «Oggi – ha detto don Mario – è morta un’istituzione secolare. Non solo: con la legge delle unioni civili la gente è disorientata perché pensa, essendo essa una legge, che sia una cosa buona».

L’iniziativa del parroco e la risposta dei fedeli

L’iniziativa di don Mario ha richiamato l’attenzione dei fedeli che, sollecitati dall’eco dei rintocchi delle campane a morto, hanno cominciato via via che passavano le ore a catapultarsi in chiesa per chiedere chi fosse venuto a mancare. Un interrogativo a cui il prelato non ha avuto nessun problema a rispondere, replicando: «Non è morto nessuno, è morto il matrimonio». A quel punto, in base a quanto riferito dal religioso stesso, il parroco di Carovilli in prima linea – e dall’alto del campanile della sua parrocchia – contro la legge sulle nozze gay, ha detto di aver ricevuto la solidarietà di molti parrocchiani, evidentemente più lucidi e obiettivi di tanti rappresentanti parlamentari nel riconoscere che «non c’era necessità di una legge sulle unioni civili, perché la precedente legislazione già li tutelava ampiamente». Un omicidio senza movente, insomma, quello del matrimonio tradizionale, a cui Don Mario – che ha dicharato di non temere reazioni negative alla sua iniziativa perché «il tutto è stato fatto a fin di bene» – ha dedicato il suo, personale, rito di commiato.