Toghe in politica? Solo se contro la destra. La sfacciata doppiezza del Pd

Ci vuole davvero una faccia di corno – e gli ex-post-neocomunisti la esibiscono di continuo anche quando cercano di far perdere le proprie tracce nascondendosi sotto l’anonimo ombrello del Pd – per giocare oggi alle vergini violate di fronte all’interventismo dei magistrati quando solo fino a ieri con le toghe facevano lingua in bocca. Già, non c’era provvedimento, atto o riforma dei governi del centrodestra che non ricevessero il pronto altolà dal partito delle procure con consueto coté di appelli, girotondi e manifestazioni di piazza.

La lunga serie di attacchi ai governi guidati da Berlusconi

Ha fatto bene a ricordarlo Pier Luigi Battista sulle colonne del Corriere della Sera. Un’antologia ricca e puntuale, la sua, che ha raccolto in ordine cronologico tutte le volte che la magistratura politicizzata – non la più numerosa, ma di sicuro la più rumorosa – ha inteso dire la sua su atti e fatti non sempre attinenti agli interessi della corporazione. Si va dal 1994, anno della prima vittoria e della prima caduta del primo governo a guida Berlusconi. Il Cavaliere, pensate un po’, si era messo in testa di riformare le pensioni avendo al dicastero del Lavoro un ministro come Mastella, che infatti, subito ne chiese lo stralcio, nell’esecutivo un alleato come Bossi, che trovò buono il pretesto per revocargli la fiducia, e sul groppone il primo avviso di garanzia per corruzione graziosamente notificatogli a mezzo stampa dalla magistratura, che infatti, attraverso la corrente di Md (cioè, democratica) bollò il progetto berlusconiano come «smantellamento dello Stato sociale». Fu, quello, solo il primo di una lunga serie di stop che culminarono – ironia della sorte – nella contrapposizione frontale al referendum confermativo del 2006 sulle riforme costituzionali. Dieci anni fa, sempre Md prima ancora del Pd, aderì in pompa magna all’iniziativa “Ricucire la Costituzione”, lacerata – ça va sans dire – dai barbari del centrodestra. Ma prima ancora – ricorda sempre Battista – c’era stata la fiera e pubblica difesa dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, bissata da Md anche nel referendum anti-Marchionne svoltosi a Pomigliano d’Arco.

Ora è il Pd a lamentare l’interventismo dei magistrati

Ci fosse stato uno del Pd, uno soltanto, in una sola di queste occasioni a fermare l’interventismo giudiziario sulle scelte di governi scelti dagli elettori, oggi la battaglia di Renzi apparirebbe più seria e credibile. Invece, niente. Non solo non si mosse nessuno, ma tutti si leccavano i baffi, che da quelle parti abbondano, pensando ai vantaggi politici che le improprie iniziative dei militanti in toga portavano in dote alla sinistra. Oggi la situazione si è capovolta e quelli che ieri gioivano, ora soffrono. È la politica che si sta vendicando di chi non l’ha saputa o voluta tutelare da sconfinamenti abusivi. Ecco perché se oggi a piangere è Renzi, noi non ci commuoviamo.