Stravince ancora Donald Trump. Cruz si ritira. Altra botta per Hillary

“Gli elettori hanno scelto un’altra strada. Sospendo la campagna ma non la lotta per la libertà, la difesa della Costituzione e i valori cristiani”, dice Cruz lasciando la corsa per la Casa Bianca. Dopo il forfait del senatore del Texas il presidente della commissione nazionale del Gop, Reince Priebus, via Twitter lancia l’appello ad “unire il partito e concentrarci a sconfiggere Hillary Clinton”. Trump e Priebus erano stati protagonisti di un furioso scontro sul sistema per l’assegnazione dei delegati, che il tycoon aveva definito una “truffa”. L’appello di Priebus non viene accolto a braccia aperte sui social network: alcuni repubblicani rompono gli indugi e si dicono pronti a votare Clinton. È il caso, ad esempio, di Mark Salter (ex advisor di John McCain) e Ben Howe, direttore di RedState, si legge su “Il Giornale“.

Bernie Sanders distanzia Hillary di cinque punti

La sconfitta è particolarmente pesante per Cruz, che sull’Indiana aveva scommesso tutto (lo aveva definito il bivio cruciale per evitare che il Paese “precipiti nell’abisso”). Poteva godere dell’endorsement del governatore, Mike Pence, dello zoccolo duro degli evangelici e del campo libero lasciatogli da Kasich in un’inedita alleanza contro il tycoon, giocata Stato per Stato.

Trump batte Cruz in Indiana: alla fine non c’è stata gara

Donald Trump gli rende l’onore delle armi. “Non so se piaccio a Ted Cruz ma lui è un competitor tosto. È un tipo duro, intelligente è avrà un incredibile futuro”. E ancora: “Voglio congratularmi con Ted. Mi rendo conto di quanto sia dura, capisco come si sentano Ted e Heidi e la loro bella famiglia. Voglio solo dire che è stato un competitor tosto”. Queste parole appaiono come una netta virata rispetto ai toni della vigilia, quando il miliardario aveva accusato il padre di Cruz, Rafael, di apparire in una foto con Lee Harvey Oswald, pochi mesi prima dell’assassinio del presidente Kennedy. Sul fronte repubblicano bisogna registrare la dichiarazione di John Kasich, che in una nota che i risultati dell’Indiana non cambiano i suoi piani: “La nostra strategia è stata e continuerà ad essere quella di vincere la nomination ad una convention aperta”. Il governatore dell’Ohio ha, al momento, 153 delegati. Un abisso lo separa da Trump (1007).