Schiaffo alla memoria di Mancini, il poliziotto che scoprì la Terra dei fuochi

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Danneggiate le strutture realizzate per ricordare il suo sacrificio: non si rispetta neppure la memoria di Roberto Mancini, il primo poliziotto che con la sua squadra ha indagato sullo sversamento illegale di rifiuti speciali e tossici nei territori della Campania, che verranno poi indicati come Terra dei fuochi, e sulle attività della camorra. Una battaglia che gli è costata la vita perché il contatto ravvicinato con rifiuti tossici e radioattivi durante la sua attività investigativa lo portò a contrarre il linfoma non Hodgkin, che gli fu diagnosticato nel 2002. Morì il 30 aprile 2014, lasciando la moglie e una figlia. Ai funerali, che si tennero a Roma, parteciparono assieme alle più alte istituzioni,  numerosi rappresentanti della polizia e il parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello.

Danneggiate le sculture in memoria di Mancini

«Pensare di non poter mettere una pianta o creare un’aiuola in un giardino pubblico senza correre il rischio di vederla sparire, ci mette tutti in guardia sugli sforzi ancora da compiere sul piano della cultura e della legalità», ha detto l’assessore comunale di Cassino, Igor Fonte, intervenendo sul danneggiamento delle  sculture che si trovano nel “Giardino del Senso Civico”. «Un gesto vile che non ci ferma. Anzi, ancora con più forza, andiamo avanti nel nostro percorso di sensibilizzazione alla cultura della legalità. Invito tutti i cittadini onesti di Cassino – aggiunge l’assessore – in questi giorni a portare una piantina presso l’aiuola Roberto Mancini in segno di rispetto verso tutte le vittime causate dai rifiuti tossici interrati e di condanna verso gli incivili che hanno compiuto questo scellerato gestoۚ».