Sbarre alle finestre, case senza porte: quanto dolore nei disegni di Fortuna

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Disegna e cancella con insistenza figure femminili, come fossero una minaccia per lei. Disegna finestre con le sbarre, case senza porte, inaccessibili. E poi disegna case con due porte, che indicano la paura della separazione, il ricatto, la necessità di farle mantenere il segreto. Manifestava così il suo malessere la piccola Fortuna Loffredo, la bimba di sei anni uccisa il 24 giugno del 2014 dopo essere stata violentata e scaraventata dall’ottavo piano del suo palazzo, nel Parco Verde di Caivano.

Il malessere nei disegni di Fortuna

Dagli esiti delle perizie eseguite dalla grafologa Sara Cordella, incaricata della lettura dei disegni per le indagini difensive sulla tragedia di Caivano (di cui hanno riferito organi di stampa), è infatti emerso che Fortuna, chiamata da tutti Chicca, nei suoi disegni, parlava, lanciava a suo modo messaggi agli adulti. Quando usa i pennarelli nel palazzo dove vive, a casa con le amichette, sceglie colori vivaci e con un tratto marcato, «carichi di rabbia, eccitazione, aggressività», secondo il perito di parte. Sul suo corpicino, durante l’autopsia, sono emersi i segni di violenze sessuali reiterate che la piccola, secondo i magistrati della Procura di Napoli Nord, subiva da Raimondo Caputo, il vicino di casa, già in carcere accusato di violenze sulla figlia della sua convivenza, che avrebbe per mesi abusato di lei e poi uccisa lanciandola dal balcone della sua abitazione. Dopo la morte della piccola Fortuna, l’avvocato Angelo Pisani, legale dei nonni e del padre della bambina, e il pm Federico Bisceglia, deceduto in un incidente stradale qualche mese dopo, hanno avviato una serie di perizie sui quaderni e i disegni di Fortuna, consapevoli che è proprio quella la più genuina forma di comunicazione dei sentimenti dei bambini.