Sadiq Khan primo sindaco islamico di Londra, da oggi “Londonistan”

Londra colpita dalla nemesi islamica? Sadiq Khan è con il vento in poppa: alla fine dello scrutinio delle cosiddette “prime preferenze” per il sindaco di Londra il candidato laburista d’origine pachistana e musulmana è in testa con 9 punti di scarto (44% a 35) sul rivale conservatore Zac Goldsmith, figlio del finanziere sir James Goldsmith e della aristocratica angloirlandese lady Annabel Vane-Tempest-Stewart, per decenni regina dei salotti e della vita notturna londinese. Secondo il sistema britannico in vigore nella capitale, si deve passare  allo spoglio delle seconde preferenze (ogni elettore esprime un primo e un secondo candidato preferito) per ufficializzare il vincitore.

Ma ormai c’è la certezza  che  Sadiq Khan sia il primo sindaco musulmano di una grande capitale europea. È un fatto clamoroso, un evento che presenta una notevole portata simbolica. Certo, il fatto che Sadiq Khan sia diventato sindaco, non vuol dire che la bandiera dell’Islam da oggi sventoli su Londra. Sadiq Khan può anzi apparire come un perfetto modello di integrazione, la favola di un ragazzo immigrato  che è riuscito a farsi largo in una grande metropoli europea fino a diventarne sindaco. Nella  sua scheda biografica  ufficiale leggiamo che Sadiq Khan è un  «avvocato dei diritti umani e membro di una famiglia di immigrati pakistani, entrò ai Comuni nel 2005». «Nella sua carriera legale – leggiamo ancora  –, si è specializzato in azioni contro la polizia, diritto del lavoro ed in materia di discriminazione, recensioni giudiziarie, inchieste e criminalità».

Ma, dietro alla “favola bella” dell’integrazione, si nascondono diversi motivi di preoccupazione. Sadiq Khan è certamente un personaggio perfettamente integrato nel tessuto civile europeo. Ma altrettanto non può dirsi di una fetta consistente del suo elettorato, proveniente dalle periferie di Londra abitate dalle comunità musulmane, zone della città che assomigliano, ormai, più a quartieri asiatici e mediorentali che al tradizionale paesaggio urbano europeo. La vittoria di Sadiq Khan è oggettivante il trionfo della Londra “islamica”, ribattezzata “Londonistan”, una Londra scarsamente integrata in nome del multiculturalismo. Certo, a contrastare il candidato musulmano non c’era un figlio del popolo londinese, ma il rampollo di una famiglia di finanzieri. E anche questo è un motivo di preoccupazione. I ceti medi, le fasce popolari dell’Europa sono in arretramento politico, economico e demografico. La grande Margaret Thatcher era figlia di un droghiere. Ma il partito conservatore è riuscito oggi solo a imporre un figlio di papà, dopo aver espresso, come sindaco, un pazzoide come Boris Johnson. Non c’è bisogno di essere “apocalittici” irriducibili per interpretarlo come un inquietante segno dei tempi.