La rivolta del vescovo di Livorno: «Le nostre chiese non pagheranno l’Ici»

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«Non paghiamo, abbiamo fatto tutti i ricorsi perché noi le leggi le conosciamo non come loro, ma meglio di loro». Va all’attacco del fisco italiano monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara, a 24Mattino su Radio 24, intervenendo sulla richiesta del Comune di chiedere il versamento di 100mila euro di Imu arretrate alle scuole paritarie gestite dalla diocesi. La vicenda era emersa nei giorni scorsi: una decina di parrocchie ferraresi, a cui fanno capo scuole paritarie, dovranno pagare 100mila euro per gli arretrati dell’Ici risalenti al 2010. Una “stangata” che aveva spinto l’arcivescovo Negri, a scrivere una lunga lettera direttamente al premier Matteo Renzi per contestarla. «Secondo la linea politica di questo governo, e di quelli precedenti, fino alla solita sentenza creativa della Corte di Cassazione, non siamo tenuti (a pagare l’Imu, ndr)», ha aggiunto l’Arcivescovo. «Le parrocchie che hanno affittato parte dei loro stabili a scuole, che non possono essere rubricate sotto enti di profitto, non sono mai state tenute al pagamento di queste cose».

Alla domanda sul perché definisse “creativa” la sentenza della Cassazione che lo scorso luglio ha deciso che le scuole di Livorno (e quindi anche quelle ritenute nella stessa situazione come Ferrara) dovessero pagare, mons. Negri ha spiegato di giudicarla “creativa perché è venuta in mente a un gruppetto di giudici sulla questione particolarissima dell’assessore di Livorno che ha bloccato tutto il Paese. «Io non ci sto – ha aggiunto – voglio che il governo dica qualcosa e il governo è Renzi. Spero che mi risponda, ma non credo che lo farà. E’ indecente che non venga affrontato il problema della libertà della scuola e della libertà d’educazione. Invece di aprire a un pluralismo effettivo per i giovani che stanno andando a “schifìo” perché non hanno proposte, invece di fare un azione di rilancio positivo della scuola ci mettiamo a prendere 100mila euro da una parte, perché?!». «Non so come finirà – ha concluso il vescovo di Ferrara su Radio 24 – Se le nostre scuole chiudessero, quello che starà peggio non sarà l’Arcivescovo di Ferrara, ma il Comune che si troverà 1.600 bambini a cui non so cosa potrà dare. Forse una porzione di Nutella. Chi ha in mano un’amministrazione deve fare i conti non solo con la burocrazia statale, ma con l’esigenza del popolo».