Renzi senza pudore: «Caro Pd, non abbiamo nulla di cui vergognarci»

Sul web fioccano le ironie, «un carcerato al giorno toglie Renzi di torno». Le polemiche sono di fuoco, tutti a chiedersi che fine sta facendo il Pd, travolto da scandali e indagati. Ma lui, il premier non eletto, fa finta di niente, minimizza, ironizza, non ammette neppure uno straccio di critica. E alla direzione del partito lo dice chiaro e tondo: «Non abbiamo nessun motivo per continuare una sfibrante discussione interna quando altri nostri compagni sono impegnati in prima fila della campagna delle amministrative», dice Renzi. «Non chiedo una moratoria delle polemiche. Ma si deve fare uno sforzo per non vergognarsi di ciò che abbiamo fatto in questi anni e di ciò che dobbiamo fare sul territorio. Non voglio sottacere i tanti problemi sul territorio: sono meno di quelli che i media raccontano, più di quelli che dovrebbero esserci».

Renzi e la tesi del doppiopesismo

«C’è un doppiopesismo incredibile», continua Renzi, «e non mi riferisco solo alla Toscana a Cinque Stelle o alla Lombardia in camicia verde, chi è garantista con i suoi e giustizialista con gli altri è insopportabile. Noi siamo genuinamente garantisti, non chiediamo dimissioni Nogarin, lui farà le sue valutazioni con il suo consiglio comunale». Poi aggiunge: «Un minuto dopo il referendum se andrà bene come io credo, si deve continuare il percorso delle riforme, il 2017 avrà eventi internazionali ma contemporaneamente io aprirei la fase congressuale anticipando di qualche mese il congresso».

E sui migranti si affida alla demagogia: «L’Europa continua a inseguire la strada della paura. Il Brennero è l’esempio più concreto, ahimé non l’unico. Quando hai scommesso su un’Europa che non abbia confini interni ma a fronte di questo non hai il coraggio di essere conseguente appena emerge un piccolo segnale di difficoltà o disagio, ti mostri poco credibile agli occhi della tua gente. Se crei fantasmi o credi ai fantasmi creati da altri, chi è più bravo ad alimentare paure e generare mostri, vince sempre».