Renzi assume a Palazzo Chigi il guru dei siti porno gay: è polemica

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Matteo Renzi non fa distinzioni tra gay ed etero: gli uni e gli altri li sopporta con piacere, a patto che la pensino come lui e ripetano quello che lui dice. Insomma, se è vero che il problema del premier è la squadra di cui si è circonda to, zeppa di “yes man” e priva di personaggi con la forza e la voglia di avvertirlo quando sbaglia, queste ultime due nomine non sembrano risolverlo. Anzi. Alessio De Giorgi da Viareggio e Benedetto Zacchiroli da Bologna, renziani di lungo corso e omosessuali dichiarati, e a parte questo diversissimi tra loro, sbarcano a palazzo Chigi alla vigilia dell’arrivo nell’aula di Montecitorio della legge sulle unioni civili, si legge su “Libero“.

De Giorgi ha una passione per le tette (finte) e i tacchi a spillo dei travestiti

Un provvedimento criticato da buona parte della comunità gay per l’assenza di irrinunciabili «diritti» come la stepchild adoption, ma difeso a spada tratta dai due nuovi stipendiati della presidenza del Consiglio. Il più noto è De Giorgi, genovese di nascita e toscano di adozione, che nel 2013, dopo che il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, tra una smacchiata di giaguaro e l’altra si preoccupò di sbianchettare il nome di De Giorgi dal “listino” elettorale del Pd, dove Renzi aveva cercato di infilarlo. Il depennato, che già all’epoca faceva lo spin doctor del sindaco di Firenze e aveva scritto la voce «civil partnership» del suo programma, si buttò in lista con Mario Monti, il quale pescava a strascico nel vasto mare della “società civile” senza andare troppo per il sottile. Ma De Giorgi fu costretto a ritirarsi dalle liste di Monti, dichiarandosi vittima della «denigratoria campagna mediática portata avanti soprattutto da Libero e da altri giornali».

De Giorgi gestiva due siti pornografici chiamati Gaysex.it e Gaytube.it e un terzo sito, Nowescort.com

Nei 43 anni precedenti aveva fatto in tempo a essere uno dei due mariti della prima coppia omosessuale italiana unita dai «Pacs» (anno 2002, nel consolato francese a Roma), a fondare e dirigere il sito Gay.it e a lanciare locali che lo avevano trasformato nel re della movida gaia della Versilia. È tornato a far parlare di sé all’inizio di quest’anno, mettendo online i nomi dei parlamentari Pd titubanti sul voto per le unioni civili e invitando i lettori di Gay.it all’azione: «Contatta il tuo senatore malpancista, contrario alla stepchild». Intransigente con tutti, ma non con se stesso: alla fine, in disaccordo con la grande maggioranza della comunità omosessuale italiana, sceglie di schierarsi in modo «totalmente personale» con Renzi quando il premier decide di stralciare proprio la stepchild adoption dal provvedimento. Tra la coerenza ai principi e la fedeltà al capo, meglio la seconda. In cambio riceve accuse e critiche da tantissimi, ma la riconoscenza dell’unico che conta davvero.