La Rai dice addio alle “signorine buonasera”. Troppo educate per la tv trash

Ai più giovani, anzi ai più piccini secondo il lessico premuroso di “mamma Rai“, forse non dirà a niente. Ai più grandi, invece, un luccicone negli occhi lo farà certamente brillare l’ultimo annuncio dell’ultima delle “signorine buonasera”. L’ora”x” è fissata alle 6,25 di sabato 28 maggio e sarà Claudia Andreatti, volto Rai da nove anni, a tirare giù il sipario su una tradizione lunga ben 62 anni, cioè da quando esiste la tv. È la fine di un’epoca, che ha scavallato il passaggio dal bianco e nero al colore, la nascita della seconda e della terza rete, la concorrenza del Biscione, l’avvento della pay-tv per i programmi premium, la moltiplicazione delle piattaforme e, infine, la convergenza multimediale tra telefono, pc e tv. Una tumultuosa rivoluzione tecnologica che la Rai infeudata dalla politica ha guardato con sempre con diffidenza mista a orgoglio, esitando nel valutarsi ma esaltandosi nel confronto. Mai, però, l’azienda di viale Mazzini ha pensato di genuflettersi all’innovazione disfacendosi della premiata scuderia delle mitiche “signorine buonasera”. Certo, i loro volti si avvicendavano, i loro stili diventavano sempre più personalizzati e meno “istituzionali”, ma la loro presenza resisteva all’usura del tempo e alla concorrenza delle nuove tv. C’è voluta la Rai “renziana”, anch’essa schiacciata sull’insano impulso del cambiamento fine a se stesso, per considerare alla stregua di un inutile orpello le eredi di Nicoletta Orsomando, Rosanna Vaudetti, Anna Maria Gambineri, Gabriella Farinon, Mariolina Cannuli, Aba Cercato, Maria Giovanna Elmi. Volti e voci che hanno contribuito a fare la storia della Rai, e attraverso la Rai, quella del Paese. Ma tutto passa e tutto il tempo porta via. E forse è giusto così: nella tv trash che si procura audience a suon di insulti e parolacce, le “signorine buonasera” con quei loro gesti studiati, quei sorrisi professionali, quel saluto educato sarebbero pesci fuor d’acqua. Ci mancheranno, però, così come ci manca quell’Italia che con il viatico della loro “buonanotte” andava a dormire per meglio aggredire il futuro all’indomani.