Rai, conduttrici in divisa? La destra ironizza ed esalta il tacco a spillo…

Ma la Rai censura i tubini estremi o il cattivo gusto? E nell’invito alla sobrietà va visto un rigurgito di moralismo bacchettone o un segno di rispetto per i telespettatori paganti? Il dibattito infuria, con il centrodestra che ironizza dopo le indicazioni di Daria Bignardi alle conduttrici della terza rete Rai: più semplicità, meno trucco, no abiti da sera in pieno giorno. “Compagne – tuona Daniela Santanchè – vietato portare i tacchi. Siamo alla negazione della femminilità, dell’eleganza…”. Look sgargiante di destra contro dress code scolorito di sinistra?

In verità i consigli di abbigliamento li aveva dati per primo Gianni Scipione Rossi, direttore di Rai Parlamento, che di sinistra non è di certo: difficile dargli torto, tra l’altro, quando chiede di evitare fantasie troppo vistose nell’andare in onda oppure quando bandisce colori come il viola e il marrone. E poi, è così importante andare in onda con le braccia scoperte per fare il riassunto di un dibattito in commissione parlamentare?

Daria Bignardi non ha fatto altro che imitare Gianni Rossi, in fondo, ma il tema della femminilità “negata” sollevato da Daniela Santanchè, ribattezzata la “pitonessa” dal Foglio quando il giornale celebrava il berlusconismo (anche il più discutibile), rimanda a un antico dibattito: esistono modelli di femminilità? E se esistono quali sarebbero quelli più consoni alla destra? E la sinistra davvero può considerarsi ancora erede del femminismo arrabbiato con i suoi roghi di reggiseni e con la sua avversione alla cura del corpo? La risposta è fin troppo facile: non solo questi modelli non esistono, ma si va verso un indifferentismo, un’assenza di specificità, un fai da te dell’identità sessuale che fa saltare ogni regola. Tendenza da contrastare, ma qui è la sinistra che appare del tutto latitante…

Se in questo caos le donne considerano il tacco a spillo un segnale di libertà ben venga la battaglia contro le censure di Daria Bignardi. Ma siamo proprio sicure che questo stile (mutuato da quello anni Ottanta delle ragazze di Drive In) sia sintomo di emancipazione e non di sfruttamento conformista dell’immagine femminile? Se ne potrà discutere a lungo senza dimenticare che, tornando ai vestiti e alla bigiotteria delle conduttrici, l’eleganza è soprattutto misura. Già, e chi stabilisce che cosa è “fuori misura”? Bè, forse i teschi di Sawarovski applicati sulle giacche di jeans di cui si favoleggia in Rai lo sono eccome. Inoltre, per quanto il minimalismo radical chic di Daria Bignardi possa dare sui nervi ed apparire artefatto e costruito, è difficile catalogare nell’eleganza creativa le  magliette con la scritta “siamo tutti puttane” indossate per difendere il proprio leader.

Un pensiero poi va a quelle donne di destra che, nel lontano passato in cui la politica si faceva anche in piazza oltre che nei salotti televisivi, non disdegnavano mocassini, scarpe da ginnastica e clarks. Che il tacco a spillo sia simbolo di femminilità insomma è tutto da dimostrare, che sia stato un “must” dell’abbigliamento di quelle di destra pure. Magari nell’immaginario maschile lo è, ma lo stile è anche libertà, rottura dei canoni. E’ così da decenni. E allora ben venga il buon gusto in Rai. E fuori ciascuna si vesta un po’ come preferisce.